Nonna Pia
Nonna Pia, dalla Ciociaria all’America: la storia di una nonna speciale
Partì nel 1955, a soli diciotto anni, per costruire una nuova vita negli Stati Uniti. Settant’anni dopo, Pia Quaglieri è diventata una delle nonne italiane più amate dei social. Dietro milioni di visualizzazioni continua a esserci la stessa storia: una cucina, una famiglia e una memoria partita dalla Ciociaria.
Prima delle visualizzazioni c’era una tavola da apparecchiare.
Prima dello smartphone, una pentola grande abbastanza perché a nessuno mancasse il secondo piatto.
E molto prima che milioni di persone imparassero a chiamarla Nonna Pia, c’era semplicemente Pia, una ragazza nata ad Arpino nel 1937 che nel 1955, a diciotto anni, lasciò la Ciociaria per gli Stati Uniti.
Nonna Pia
Ottant’anni e migliaia di chilometri possono cambiare quasi tutto nella vita di una persona. Restano però alcuni gesti che sembrano conoscere da soli la strada di casa.
Le mani nella farina. Il pomodoro preparato per l’inverno. La pasta fatta senza pesare ogni grammo. Una cucina generosa, pensata prima di tutto per chi si siederà a tavola.
È dentro questi gesti che Pia ha continuato a portare con sé Arpino.
Una ragazza ciociara nell’America del dopoguerra
Bisogna provare a immaginare cosa significasse partire nel 1955.
Pia aveva diciotto anni. L’Italia stava lentamente uscendo dalle ferite della guerra e per migliaia di famiglie l’America rappresentava lavoro, futuro, possibilità.
Partire significava lasciare un paese, una casa, persone care, parole e abitudini quotidiane. Significava soprattutto entrare in un mondo nuovo senza avere la certezza di quando si sarebbe tornati.
Pia attraversò quell’epoca e costruì negli Stati Uniti la propria vita e la propria famiglia. La cucina continuò ad accompagnarla.
Aveva conosciuto anche gli anni difficili della guerra, quando il cibo poteva essere poco. Anni più tardi il nipote Antonio Nigro avrebbe raccontato una caratteristica diventata quasi un tratto distintivo della nonna: Pia cucina sempre in abbondanza. A tavola deve esserci abbastanza per tutti e possibilmente qualcosa da lasciare anche per il giorno dopo o da regalare a parenti e vicini.
Chi conosce certe famiglie della nostra terra probabilmente sorriderà.
Perché quella misura generosa delle pentole appartiene a un linguaggio che in Ciociaria conosciamo bene.
Il giorno in cui una lista della spesa diventò virale
La fama arrivò senza essere cercata.
Gennaio 2020. Pia è nella sua cucina e sta scrivendo la lista della spesa per preparare il pranzo domenicale della famiglia. Suo nipote Antonio Nigro prende il telefono e la riprende.
Pubblica quel momento su TikTok.
Nessuna sceneggiatura. Nessun set. Nessun piatto preparato appositamente per la telecamera.
Solo una nonna e la sua lista della spesa.
Nel giro di poche ore il video raggiunge circa 100.000 visualizzazioni. Antonio capisce che dall’altra parte dello schermo sta succedendo qualcosa.
Da quel momento il telefono continua a entrare nella cucina di Pia.
Riprende il pane, la pasta fresca, le polpette, le lasagne, il sugo. Riprende le grandi pentole, la casa, le risate e le discussioni familiari. Riprende soprattutto una donna che continua a vivere la propria quotidianità senza trasformarla in spettacolo.
Il pubblico cresce fino a raggiungere milioni di persone sulle diverse piattaforme.
Eppure il numero dei follower racconta soltanto una parte del fenomeno.
Le ricette che stanno tutte nella testa
C’è un dettaglio della storia di Nonna Pia che racconta molto più di qualsiasi statistica social.
Le sue ricette spesso non sono scritte.
Niente quaderno preciso con grammi, minuti e temperature. Pia cucina ricordando. Guarda l’impasto, sente la consistenza, aggiunge quello che serve.
Alla domanda su dove siano conservate le sue ricette, la risposta data in un’intervista qualche anno fa era semplicissima: sono nella sua testa. Il nipote Antonio ha raccontato la stessa cosa: niente misure esatte, perché la nonna cucina attraverso esperienza, gusto e memoria.
Ed è forse qui che la storia diventa particolarmente nostra.
Per generazioni la cucina ciociara è passata così da una casa all’altra. Un pugno di farina, quanto ne prende l’impasto, un filo d’olio, il tempo necessario perché il sugo sia pronto.
Ricette insegnate guardando qualcuno farle.
La memoria prendeva il posto del ricettario.
Agosto, i pomodori e una famiglia intera
Anche in America sopravvive un rito che potrebbe svolgersi in moltissime case della nostra provincia.
In estate la famiglia di Pia si riunisce per preparare il pomodoro.
Pomodori lavorati insieme, passati, conditi e sistemati nei barattoli per avere il sugo durante l’anno. Antonio Nigro ha raccontato che partecipano zie, zii e cugini: una vera giornata di famiglia dedicata alle conserve.
Basterebbe questa immagine per capire quanto lontano possa viaggiare una tradizione.
Cambiano il continente, la lingua parlata fuori dalla porta, i supermercati e le città. Arriva agosto e qualcuno continua a mettere i pomodori nei barattoli.
È una geografia sentimentale che difficilmente compare sulle mappe.
«Dovete imparare»
Nei video Pia ripete spesso al nipote un concetto semplice: bisogna imparare.
La ragione la spiegò lei stessa. Un giorno lei non ci sarà e qualcuno dovrà continuare quelle tradizioni, continuare a cucinare per la famiglia.
Antonio Nigro ha raccontato che proprio questo desiderio di preservare ciò che la nonna sapeva fare era all’origine dei video. Prima ancora del pubblico, quelle immagini rappresentavano un archivio familiare.
Ed è forse il particolare più bello dell’intera storia.
Un ragazzo utilizza una delle tecnologie più contemporanee che esistano per salvare qualcosa di antichissimo.
La voce di sua nonna.
Le sue mani.
Il modo in cui riconosce quando un impasto è pronto.
Una ricetta che altrimenti rischierebbe, un giorno, di essere ricordata soltanto a metà.
Arpino è ancora lì, dentro quella cucina
Nonna Pia oggi appartiene un po’ a tutti quelli che la seguono.
Per qualcuno ricorda una nonna italiana. Per altri una madre. Per molti figli e nipoti di emigrati rappresenta qualcosa di ancora più profondo: la possibilità di ritrovare, per pochi minuti, una casa che magari non esiste più.
Eppure per noi la sua storia possiede un indirizzo preciso.
Arpino. Ciociaria.
È da lì che tutto è cominciato.
Da una ragazza nata nel 1937 e partita diciottenne nel 1955. Le cronache recenti l’hanno riportata improvvisamente nella sua terra d’origine raccontando la sorprendente parabola che l’ha condotta fino a milioni di follower.
A noi piace pensare che il viaggio sia ancora più lungo.
Perché Pia ha portato con sé qualcosa che non entrava nella valigia: il modo di intendere la cucina come cura, abbondanza, famiglia e memoria.
Settant’anni dopo quella ragazza di Arpino continua a preparare il pranzo.
Il tavolo oggi è diventato enorme.
E attorno, insieme alla sua famiglia, siedono virtualmente milioni di persone.
Ma quando Nonna Pia affonda ancora le mani nella farina, un piccolo pezzo di Ciociaria continua a essere apparecchiato dall’altra parte dell’Oceano.






