Giodo Brunello di Montalcino, l’eleganza secondo Carlo Ferrini

Nella rubrica Il vino sottovoce, Alessia Mirone racconta Giodo e il Brunello di Montalcino nato dalla visione di Carlo Ferrini. Un viaggio tra Sangiovese, eleganza, famiglia e Montalcino, grazie alla collaborazione con Cantine Mida e Daniele Attini.
Giodo Brunello di Montalcino, l’eleganza secondo Carlo Ferrini

Giodo Brunello di Montalcino

Giodo Brunello di Montalcino, l’eleganza secondo Carlo Ferrini

Dove ilBrunello incontra l’eleganza

L’estate cambia anche il modo di vivere il vino.

Le serate si spostano all’aperto, il profumo della brace accompagna le conversazioni e la tavola diventa il luogo dove il tempo rallenta. È in uno di quei momenti che Daniele Attini mi propone di andare a Montalcino. «Per le carni importanti serve un grande vino», mi dice sorridendo.

Aveva ragione.

 

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Giodo Brunello di Montalcino

Montalcino appartiene a quei territori che ogni appassionato desidera conoscere da vicino per ciò che riesce ancora a trasmettere. Ogni collina racconta il Sangiovese con una sfumatura diversa, ogni produttore lo interpreta secondo la propria sensibilità, nel rispetto di una denominazione che appartiene alla storia del vino italiano.

Tra queste colline prende forma Giodo.

Il nome di Carlo Ferrini lo avevo incontrato molte volte prima di arrivare qui. Nel nostro mondo è impossibile ignorarlo. Dietro alcune delle etichette che hanno contribuito a raccontare l’enologia italiana degli ultimi decenni c’è il suo lavoro, la sua capacità di leggere un territorio e di accompagnarlo con misura.

Dopo una vita trascorsa accanto ai progetti di tanti produttori, nel 2002 Carlo Ferrini sceglie Montalcino per costruire qualcosa di profondamente personale.

Cerca il luogo più adatto alla sua idea di Sangiovese e lo trova tra Sant’Angelo in Colle e Sant’Antimo, dove esposizione, altitudine e composizione dei suoli gli permettono di immaginare il vino che aveva sempre desiderato realizzare.

Il nome della cantina nasce da un gesto che mi ha colpita più di ogni altra cosa.

Giodo

Nasce dall’unione di Giovanna e Donatello, i genitori di Carlo Ferrini.

In quelle cinque lettere c’è già tutta la filosofia dell’azienda.

Prima ancora del vino viene la riconoscenza.

Prima ancora della tecnica arrivano le persone.

Questo dettaglio mi ha aiutata a comprendere meglio anche tutto il resto.

Passeggiando tra le vigne si percepisce una precisione continua. I sei ettari coltivati a Sangiovese sono il risultato di anni di osservazioni, confronti e scelte. Carlo Ferrini ha selezionato soltanto gli otto cloni che, durante tutta la sua esperienza professionale, gli avevano dato le risposte più convincenti. È come se tutta la conoscenza accumulata in oltre trent’anni fosse confluita qui, in questo piccolo angolo di Montalcino.

Durante la visita una parola torna spesso nelle sue riflessioni.

Eleganza

La usa come criterio di lavoro, dalla vigna alla cantina. La ritrovo nella selezione dei grappoli, nella cura della vinificazione, nei lunghi tempi di affinamento, nella scelta di aspettare il vino fino al momento giusto.

Accanto a Carlo oggi c’è sua figlia Bianca.

La osservi parlare dell’azienda e comprendi subito la naturalezza con cui sta raccogliendo un’eredità costruita con pazienza, studio e passione, aggiungendo il proprio sguardo a un progetto che continua ad evolversi mantenendo la propria identità.

A questo punto il Brunello smette di essere soltanto una denominazione.

Diventa il modo con cui questa famiglia racconta se stessa.

Il Brunello che racconta Giodo

Il primo vino che desidero raccontare è naturalmente Giodo Brunello di Montalcino, perché rappresenta il cuore di questo progetto e, in fondo, anche il punto di arrivo di un percorso iniziato molti anni prima.

Qui arrivano soltanto i grappoli migliori di Sangiovese. Ogni pianta viene osservata per tutta la stagione, la raccolta è manuale e la selezione continua anche in cantina. La fermentazione in acciaio lascia poi spazio a un lungo periodo di maturazione nei legni francesi, seguito da un passaggio in cemento e da un anno di affinamento in bottiglia. Ogni fase accompagna il vino verso il suo equilibrio naturale.

Nel calice il Brunello di Giodo si apre lentamente, concedendo tempo a chi lo osserva.

I profumi cambiano minuto dopo minuto. La ciliegia matura lascia spazio alla viola, arrivano leggere sfumature di tabacco, erbe aromatiche, pepe nero, una nota balsamica che rende il quadro ancora più raffinato. È un vino che continua a raccontarsi mentre resta nel bicchiere.

L’assaggio conferma la stessa impressione.

La struttura è importante e rimane sempre composta. Il tannino accompagna il sorso con naturalezza, la freschezza sostiene ogni passaggio e la persistenza nasce dall’armonia con cui ogni elemento trova il proprio posto. In quel momento comprendo il significato della parola eleganza, tanto cara a Carlo Ferrini. È il risultato di decine di decisioni prese bene, una dopo l’altra.

Nelle sere d’estate immagino questo Brunello al centro della tavola, quando arrivano le carni importanti. Una bistecca alla fiorentina, una costata ben marezzata cotta sulla brace, un filetto di manzo, un carré d’agnello alle erbe aromatiche, una cinta senese arrosto. Piatti che chiedono un vino capace di accompagnarli con profondità. Accanto a un Brunello come questo trovano spazio anche pecorini toscani ben stagionati e preparazioni a base di selvaggina, dove intensità ed equilibrio riescono a dialogare con naturalezza.

C’è poi un dettaglio che mi ha fatto sorridere.

L’etichetta raffigura un piccolo uomo stilizzato che sostiene il mondo del vino. È il Sangiovese, unico protagonista del Brunello di Montalcino, rappresentato come il vitigno che regge la propria denominazione. Un’immagine essenziale che racconta, con semplicità, tutta l’identità di questo vino.

Una famiglia che parla la stessa lingua

Attorno al Brunello ruota una collezione di vini che mantiene una direzione precisa, pur mostrando caratteri differenti.

Rosso di Montalcino rappresenta il primo incontro con Giodo. Ha la freschezza e l’energia del Sangiovese più giovane, conserva precisione aromatica e una piacevolezza che lo rende perfetto anche nelle cene estive, quando la tavola alterna salumi, carni alla griglia e primi saporiti.

La Quinta Rosso Toscana IGT prende il nome dalla quinta vigna impiantata da Carlo Ferrini. Qui il Sangiovese si esprime con maggiore libertà. L’affinamento tra grandi tini, anfora di cocciopesto e bottiglia restituisce un vino dinamico, fragrante, con un frutto vivo sostenuto da una freschezza che invita continuamente al sorso. Anche la sua etichetta racconta qualcosa: il piccolo uomo-Sangiovese vive all’interno del mondo del vino, libero di esprimersi oltre i confini di una sola denominazione.

Con Prètto Brunello di Montalcino, il cui nome significa “vero, schietto, sincero”, Carlo Ferrini propone una lettura diversa dello stesso territorio. Le uve provengono dalle medesime vigne del Brunello Giodo; durante l’affinamento vengono selezionate le partite capaci di esprimere maggiore immediatezza e una trama tannica più accessibile. Il risultato è un Brunello pensato per avvicinare anche le nuove generazioni alla profondità di Montalcino.

Il viaggio prosegue poi lontano dalla Toscana.

L’amore di Carlo Ferrini per l’Etna dà vita ad Alberelli di Giodo, un progetto nato tra i terrazzamenti vulcanici della Sicilia. Nerello Mascalese e Carricante trovano spazio in piccoli appezzamenti coltivati prevalentemente ad alberello, tra i 560 e gli 850 metri di altitudine. Il terreno di pomice e la forte escursione termica regalano vini dalla marcata impronta minerale, mostrando come la stessa ricerca dell’eleganza possa trovare espressioni diverse in territori profondamente lontani.

Un viaggio che continua

Ogni mese questa rubrica mi offre l’opportunità di conoscere aziende diverse tra loro, unite da un’idea precisa di vino.

Questo nuovo viaggio nasce grazie a Cantine Mida e a Daniele Attini, che continuano a farmi scoprire realtà capaci di raccontare il proprio territorio con autenticità.

Di Giodo porterò con me molte immagini: le colline di Montalcino, i filari di Sangiovese, il silenzio della cantina, la passione condivisa tra Carlo e Bianca.

Più di tutte, però, resterà una parola.

Eleganza.

Dopo aver conosciuto questa famiglia e i suoi vini, ho capito che appartiene al modo in cui Carlo Ferrini ha scelto di vivere il vino, ogni giorno.

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