Umami cambia passo: a Frosinone due anime gastronomiche trovano una nuova identità

Umami apre un nuovo capitolo della sua storia. Il ristorante guidato da Luca Palmigiani affianca al sushi una cucina contemporanea costruita su tecnica, materie prime selezionate e piatti sempre più personali. Un percorso raccontato attraverso un pranzo, un grande abbinamento con il Pinot Grigio Ramato Villa Corniole e la professionalità della sommelier Sara Sepahi.
Umami cambia passo: a Frosinone due anime gastronomiche trovano una nuova identità

Umami Frosinone

Umami cambia passo: a Frosinone due anime gastronomiche trovano una nuova identità

Negli ultimi anni siamo stati abituati a vedere la parola fusion ovunque. Un po’ per moda, un po’ perché il pubblico lo chiedeva, molti ristoranti hanno cercato di sorprendere con contaminazioni sempre più spinte.

Quando entro da Umami, invece, la sensazione è diversa.

Luca Palmigiani mi accoglie con la tranquillità di chi non ha più bisogno di rincorrere le tendenze. Dopo anni di esperienza, il suo percorso sembra aver preso una direzione precisa: togliere il superfluo e riportare al centro ciò che conta davvero.

Materia prima.
Tecnica.
Equilibrio.

Il sushi continua a essere uno dei punti di forza di Umami, ma oggi la cucina si sta allargando attraverso nuovi piatti che guardano anche alla tradizione italiana contemporanea. Non si tratta di mescolare forzatamente linguaggi diversi, ma di lasciare convivere due identità gastronomiche riconoscibili, unite dalla stessa attenzione per la materia prima e dalla ricerca dell’equilibrio.

Non è un cambiamento improvviso.

È un’evoluzione costruita giorno dopo giorno.

Umami Frosinone

Sfogliando il nuovo menu si percepisce subito questa filosofia. Accanto alla cucina giapponese trovano spazio tortelli ripieni di brasato con il loro fondo, fettuccine con mazzancolle, gambero rosso ed Elisir di Rosso, spaghettone con moscardino affogato, gnocchi ai tre pomodori e basilico, fino al pacchero con ragù bianco di ricciola, bottarga di tonno rosso e zest di limone.

Due cucine che non vengono confuse, ma lasciate libere di esprimersi con la propria identità.

Ogni piatto nasce seguendo la qualità e la disponibilità della materia prima prima ancora delle mode.

Poi arriva il piatto che Luca ha scelto di farmi assaggiare.

Un salmone appena scottato, dalla cottura precisa, accompagnato da verdure croccanti, una nota agrumata e semi che completano il piatto senza coprirne la delicatezza.

La prima cosa che colpisce non è la complessità.

È la pulizia.

Ogni ingrediente conserva la propria identità e trova il suo spazio senza sovrastare gli altri. È una cucina che non cerca effetti speciali, ma precisione.

Ed è proprio qui che entra in scena Sara Sepahi.

Sommelier del ristorante, compagna di Luca e di questo progetto fin dall’inizio, osserva il piatto, sorride e torna al tavolo con una bottiglia che conosco poco, ma che finirò per ricordare.

È un Pinot Grigio Ramato di Villa Corniole.

Un vino elegante, con una leggera struttura, profumi delicati e una freschezza capace di accompagnare il pesce senza coprirlo. L’abbinamento funziona dal primo sorso e dimostra quanto il vino possa diventare parte integrante dell’esperienza quando viene scelto con competenza.

Non è semplicemente un calice accanto al piatto.

È il completamento del racconto.

Girando tra i tavoli mi rendo conto che Umami sta vivendo una fase importante della sua storia.

Chi lo aveva conosciuto agli inizi per la cucina fusion oggi ritroverà un locale più maturo, più consapevole e, probabilmente, ancora più vicino all’identità gastronomica che Luca Palmigiani ha costruito negli anni.

Il sushi e la cucina giapponese rimangono una parte fondamentale di Umami. Accanto a essi, però, sta prendendo forma una cucina italiana contemporanea fatta di pasta, pesce, cotture attente e ingredienti scelti con rigore. Due anime diverse, che non hanno bisogno di essere forzatamente fuse per convivere nello stesso ristorante.

Perché la ricerca non si misura dal numero degli ingredienti.

Si misura dalla capacità di scegliere quelli giusti.

Luca Palmigiani sta seguendo proprio questa strada.

Una strada fatta di studio continuo, selezione rigorosa del pesce, tecnica e rispetto delle diverse identità gastronomiche che oggi convivono nella sua cucina.

E forse è proprio questa la notizia più interessante.

Non un nuovo menu.

Ma un ristorante che, dopo anni di esperienza, ha deciso di ripartire dall’essenza della propria identità.

Il piatto provato da Ciociaria&Cucina

Salmone scottato con verdure di stagione e note agrumate

In abbinamento: Pinot Grigio Ramato Villa Corniole, consigliato dalla sommelier Sara.

Perché provarlo: equilibrio, qualità della materia prima e una cottura del pesce eseguita con grande precisione.

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