La fermentazione non va in vacanza: frutta e pomodori verdi in salamoia

La fermentazione non va in vacanza. Anche con le meritate vacanze di Marie Joveneau, il viaggio continua con due preparazioni semplici e estive: frutta in salamoia leggera e pomodori verdi fermentati. Un modo antico e concreto per trasformare prodotti comuni in ingredienti vivi, aciduli e pieni di carattere, da usare con formaggi, carni fredde, bruschette, insalate e piatti estivi.
La fermentazione non va in vacanza: frutta e pomodori verdi in salamoia

La fermentazione non va in vacanza

La fermentazione non va in vacanza: frutta e pomodori verdi in salamoia

Marie Joveneau si è presa una pausa. Lo merita.

In questi mesi ci ha portati dentro un mondo che molti di noi avevano dimenticato di conoscere: la fermentazione. Quella lenta, silenziosa, quasi invisibile, che non ha bisogno di rumore per cambiare profondamente le cose.

Ma la fermentazione, appunto, non va in vacanza. E nemmeno noi.

Quello che Marie ci ha insegnato non è una moda da chef stellato, né un vezzo da cucina contemporanea. È una pratica antica, nata nelle case, nelle cantine, nelle dispense di campagna. È quello che facevano le nostre nonne senza chiamarlo tecnica, senza fotografarlo, senza spiegarlo troppo. Sapevano che il tempo, il sale, l’acqua e la pazienza potevano trasformare un prodotto semplice in qualcosa di più ricco, più vivo, più interessante.

L’estate è uno dei momenti migliori per provarci. La frutta è matura, gli orti sono pieni, il caldo accelera i processi. Serve solo un po’ di attenzione, perché fermentare non significa abbandonare un barattolo al caso. Significa accompagnarlo.

Due preparazioni semplici, concrete, alla portata di tutti. Non per riempire la dispensa di stranezze, ma per scoprire due ingredienti capaci di cambiare un piatto con un solo cucchiaio.

 

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La fermentazione non va in vacanza

Pesche, albicocche e prugne in salamoia leggera

Sembra strano, lo so. La frutta sotto sale.

Eppure è proprio lì che accade qualcosa di inaspettato. La fermentazione lattica, quella che lavora con acqua, sale e tempo, non cancella il sapore della frutta: lo sposta. Il dolce resta, ma viene attraversato da un’acidità viva, brillante, quasi elettrica. La pesca non diventa marmellata, l’albicocca e la prugna non diventano conserva. Restano frutta, ma in una versione più adulta, più profonda, più gastronomica.

Bisogna scegliere frutti maturi ma ancora sodi. Non troppo molli, non ammaccati. Si lavano bene, si elimina il nocciolo e si tagliano a metà o in quarti.

Per la salamoia: un litro d’acqua e 20 grammi di sale non iodato, meglio se sale marino fino o sale da conserve. L’acqua, se possibile, deve essere filtrata o lasciata riposare qualche ora, perché il cloro può disturbare una fermentazione delicata.

Si mette la frutta in un barattolo pulito, si copre completamente con la salamoia e si tiene tutto sotto liquido con un peso. Questo è il passaggio più importante: nulla deve galleggiare fuori dall’acqua.

Il barattolo va chiuso senza bloccare completamente la fuoriuscita dei gas. L’ideale sarebbe un tappo con valvola; in alternativa si può appoggiare il coperchio e aprirlo brevemente una volta al giorno. La fermentazione produce anidride carbonica, ed è normale vedere piccole bollicine.

A temperatura ambiente bastano spesso due o tre giorni. Se la cucina è molto calda, meglio assaggiare già dopo 24 ore. Quando l’acidità è piacevole e la frutta conserva ancora una buona consistenza, si mette tutto in frigorifero.

Non è una conserva da dimenticare mesi in dispensa. È un fermentato fresco, vivo, da tenere al freddo e consumare nel giro di qualche settimana.

Come usarla? Qui arriva la parte più bella.

Una pesca fermentata può stare accanto a una stracciatella o a una ricotta fresca, al posto della solita confettura. Una prugna fermentata può dare carattere a un piatto di arrosto freddo, a un’insalata di pollo, a una fetta di prosciutto tagliato sottile. L’albicocca, con la sua acidità, è meravigliosa con un formaggio di capra, con un primo sale, oppure sopra una bruschetta con olio buono e qualche foglia di basilico.

Il segreto è non usarne troppa. I fermentati non devono coprire il piatto. Devono accenderlo.

Pomodori verdi fermentati

Il pomodoro verde è uno di quegli ingredienti che in Ciociaria esistono da sempre, ma che spesso non guardiamo davvero.

Si raccoglie quando la pianta è stanca, quando l’estate comincia a cambiare passo e alcuni frutti non arrivano più a maturazione. A volte finiscono in una salsa, altre volte in qualche ricetta di recupero. Spesso, purtroppo, vengono scartati.

Invece meritano attenzione. Anzi, meritano un barattolo tutto loro.

Il pomodoro verde ha struttura, acidità, una nota erbacea che lo rende perfetto per la fermentazione. Non ha la dolcezza piena del pomodoro rosso maturo, ma proprio per questo sviluppa un sapore più teso, più complesso, quasi umami. Dopo qualche giorno in salamoia diventa croccante, sapido, acidulo, con quella punta vegetale che pulisce la bocca e invita al boccone successivo.

Si scelgono pomodori verdi piccoli, sodi e sani. Si lavano bene. Se sono piccoli si possono lasciare interi, incidendoli leggermente; se sono più grandi, meglio tagliarli a spicchi.

Per la salamoia: un litro d’acqua e 25-30 grammi di sale non iodato. Nel barattolo si possono aggiungere uno spicchio d’aglio, qualche grano di pepe, una foglia di alloro, un pezzetto di peperoncino, oppure semi di finocchio per un richiamo più mediterraneo.

Anche qui vale la regola fondamentale: tutto deve restare sotto salamoia. Il peso non è un dettaglio, è la differenza tra una fermentazione riuscita e un barattolo da buttare.

Si lascia fermentare a temperatura ambiente, lontano dal sole diretto, per tre-cinque giorni ma in estate, con caldo, anche meno. Se profuma di acido buono, di verdura viva, di salamoia pulita, siamo sulla strada giusta. Se invece sulla superficie si forma una patina biancastra e polverosa, non allarmarti: è il lievito di kahm, innocuo ma dal sapore leggermente amaro, che si può rimuovere con un cucchiaio. Se invece compaiono muffe colorate (verdi, nere, rosa), cattivo odore o consistenza viscida, non si assaggia: si butta.

Quando il sapore è equilibrato, i pomodori verdi vanno in frigorifero. Il freddo rallenta la fermentazione e aiuta a conservarli più a lungo, sempre ben coperti dalla loro salamoia.

A tavola sono molto più di un contorno.

Stanno bene con una carne alla brace, con il bollito freddo, con una salsiccia cotta alla griglia, con un tagliere di salumi. Sono perfetti sopra una bruschetta con olio extravergine e pecorino grattugiato. Funzionano benissimo anche tritati finemente e mescolati a maionese, yogurt greco o formaggio spalmabile per creare una salsa acida e saporita da servire con patate lesse, uova sode o verdure grigliate.

Ma l’abbinamento più ciociaro resta forse il più semplice: pomodori verdi fermentati e pecorino stagionato. Uno porta acidità e freschezza, l’altro porta sale, grasso e profondità. Insieme si incontrano come due caratteri forti che non hanno bisogno di spiegarsi troppo.

E la salamoia che resta?

Non si butta. È parte del fermentato.

Quel liquido acidulo, sapido e profumato conserva una parte importante del lavoro fatto dal tempo. Serve prima di tutto a tenere frutta e verdure coperte, quindi va lasciato nel barattolo e conservato in frigorifero insieme al fermentato.

Quando il barattolo finisce, può diventare un piccolo ingrediente di cucina: poche gocce in un’insalata di patate, in una vinaigrette, in una salsa allo yogurt, sopra una ricotta fresca, in una marinatura per pollo o verdure grigliate.

Non va usato come se fosse una salamoia nuova per conserve da tenere in dispensa. Ma in cucina, a freddo e con misura, è oro liquido: porta acidità, sale, memoria e carattere.

E il viaggio non finisce qui.

Se questo mese abbiamo messo sotto salamoia frutta estiva e pomodori verdi, il prossimo faremo un passo ancora più fresco: entreremo nel mondo delle bevande fermentate.

Parleremo di kefir d’acqua, leggero e frizzante, perfetto da aromatizzare con limone, menta, frutta estiva o zenzero. Scopriremo la kombucha, il tè fermentato che negli ultimi anni è tornato sulle tavole di chi cerca bevande più vive e meno scontate. E poi ci sarà spazio anche per il tepache, bevanda messicana a base di ananas, semplice, profumata, naturalmente rinfrescante.

Non saranno pozioni miracolose, né scorciatoie per il benessere. Saranno, più semplicemente, bevande vive: fresche, acidule, leggere, capaci di accompagnare l’estate con un gusto diverso e con quella piccola magia che solo la fermentazione sa regalare.

Piccole regole per non sbagliare

La fermentazione è semplice, ma non è distratta.

I barattoli devono essere puliti. La verdura e la frutta devono essere sane. Il sale non va ridotto a piacere, perché non serve solo al gusto: aiuta a guidare il processo. La salamoia deve coprire sempre tutto. Il barattolo non deve stare al sole. In frigorifero il fermentato va conservato nella sua salamoia, usando sempre posate pulite per prenderlo.

E poi bisogna imparare ad assaggiare. La fermentazione non segue l’orologio come una torta in forno. Dipende dalla temperatura, dalla maturazione del prodotto, dalla quantità di zuccheri, dal taglio, dal barattolo, dalla stagione.

La fermentazione non va in vacanza

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