Maritozzo romano, storia dolce di Roma

Un lettore romano accompagna Ciociaria&Cucina alla scoperta del maritozzo, uno dei dolci simbolo della Capitale. Dalla tradizione quaresimale ai versi di Giuseppe Gioachino Belli, fino alla versione con la panna, una storia che attraversa i secoli.
Maritozzo romano, storia dolce di Roma

Maritozzo romano

Maritozzo romano, storia dolce di Roma

Questa volta la storia arriva da Roma.

È arrivata insieme alle parole di un lettore che, dopo aver letto il racconto della Torta Barozzi, ha voluto ringraziarci per questa nuova rubrica. Poi ci ha proposto il suo dolce: il maritozzo.

La scelta ci è sembrata naturale. Perché il maritozzo appartiene a Roma in maniera così profonda da essere diventato uno dei simboli della sua pasticceria. Lo si trova nelle pasticcerie, nei bar, nei forni e nelle caffetterie della città. Oggi lo riconosciamo soprattutto per quella grande apertura nel mezzo e per la panna montata che quasi straborda dal piccolo panino dolce.

La sua storia, però, comincia molto prima della panna.

 

Maritozzo romano

Prima del maritozzo

Quando si parla delle origini del maritozzo bisogna fare una distinzione.

La tradizione romana ne collega le radici a preparazioni molto antiche: grandi pagnotte preparate con farina, uova, olio o strutto e sale, addolcite con miele e uvetta. Erano alimenti sostanziosi destinati anche alle giornate di lavoro all’aperto di braccianti e pastori. È questo il possibile antenato del dolce che conosciamo oggi.

Non possiamo però chiamare quella pagnotta “maritozzo” nel senso attuale. Nel corso dei secoli la preparazione cambiò, la pezzatura si ridusse e arrivarono altri ingredienti, tra cui pinoli e frutta candita.

Il passaggio decisivo arriva nella tradizione romana del periodo di Quaresima.

Il dolce della Quaresima

Il maritozzo antico era conosciuto anche come quaresimale. In un periodo segnato dalle restrizioni alimentari, rappresentava una delle eccezioni dolci concesse dalla tradizione.

Il maritozzo di Quaresima resta ancora oggi una preparazione tipica romana: un impasto fatto con olio, condito con pinoli, zibibbo e miele.

La forma e gli ingredienti erano quindi diversi da quelli del maritozzo con la panna che oggi conosciamo.

E qui arriva una delle testimonianze più belle della sua storia.

“Er santo maritozzo”

Nel 1833, il poeta romano Giuseppe Gioachino Belli inserì il maritozzo nel suo sonetto La Quaresima.

Lo chiamò “er santo maritozzo”.

È una testimonianza preziosa perché ci mostra che nella Roma dell’Ottocento il dolce era già entrato profondamente nella cultura popolare della città. Non siamo più davanti soltanto a una tradizione raccontata a posteriori: il maritozzo compare nella letteratura romanesca dell’epoca.

Da quel mondo arriverà lentamente il maritozzo che conosciamo oggi.

Perché si chiama maritozzo?

Anche il nome porta con sé una storia.

L’origine esatta non è certa. Tra le ipotesi più accreditate c’è un collegamento diretto con i dolci delle feste matrimoniali.

La tradizione popolare ottocentesca racconta invece una storia molto più romantica.

Il primo venerdì di marzo, considerato allora una giornata dedicata agli innamorati, i giovani uomini avrebbero regalato alle proprie promesse spose piccoli maritozzi decorati. In alcuni casi, racconta la tradizione, dentro il dolce poteva essere nascosto un anello o un piccolo gioiello.

C’è anche un’altra versione, meno conosciuta ma altrettanto viva nella tradizione popolare. Vuole che le ragazze in cerca di marito si radunassero sul Colle Oppio, vicino al Colosseo, per offrire maritozzi a forma di cuore al giovane più bello del rione. Chi riceveva il dolce più buono, sposava chi lo aveva preparato.

Da qui sarebbe arrivato il nome legato al “marito”.

È una storia affascinante, che va però considerata per quello che è: una tradizione popolare, non una spiegazione etimologica definitivamente documentata.

E poi arrivò la panna

Il maritozzo che oggi riconosciamo nelle vetrine romane è il risultato di una lunga evoluzione.

L’impasto è rimasto quello di un piccolo pane dolce lievitato, mentre la grande protagonista contemporanea è diventata la panna montata.

Il maritozzo è infatti un panino dolce di pasta lievitata, tradizionale della pasticceria romana, che nella sua versione più amata si riempie generosamente di panna.

Da allora il maritozzo ha continuato a cambiare senza perdere la propria identità. Oggi accanto alla versione classica compaiono interpretazioni con creme, cioccolato, confetture e persino versioni salate. Turismo Roma racconta questa evoluzione come parte della vitalità contemporanea del dolce capitolino.

La forma più amata, però, rimane quella che conosciamo tutti: un maritozzo soffice, tagliato al centro e riempito generosamente di panna fresca.

Negli anni della Dolce Vita, tra i Cinquanta e i Sessanta, il maritozzo era la colazione di Roma. Lo si mangiava all’alba, prima di andare al lavoro, o dopo una notte passata in giro per la città.

Poi è arrivato il tempo dei cornetti prodotti in serie, e il maritozzo è finito in secondo piano. Per anni è stato il dolce delle nonne, quello che si trovava solo nei forni più antichi.

Negli ultimi anni è tornato protagonista. Complici i social, che lo hanno reso virale in tutto il mondo. Complice anche la televisione: nel suo show Searching for Italy, l’attore Stanley Tucci se lo è visto servire una mattina al bar, e da lì il maritozzo ha conquistato anche chi Roma non l’aveva mai vista.

Oggi ha persino una festa tutta sua. Nata nel 2017 per celebrare la tradizione gastronomica romana legata a questo dolce, si tiene ogni anno a inizio dicembre. E non è solo festa: parte del ricavato va in beneficenza, per sostenere chi affronta la malattia.

E adesso arriva la ricetta delle nostre pastry chef .

Il maritozzo secondo la Pasticceria Aurora

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