Atina Jazz compie 40 anni
Atina Jazz compie 40 anni: la Valle di Comino dove il jazz è diventato casa
Ad Atina, nelle sere di luglio, il jazz entra in Piazza Marconi, si prende il tempo dell’ascolto, attraversa i palazzi, le sedie, le luci, le conversazioni a bassa voce prima del concerto. Da quarant’anni succede questo: un paese della Valle di Comino diventa punto d’incontro per musicisti arrivati da ogni parte del mondo e per un pubblico che ha imparato a riconoscere in quel festival qualcosa di più di una rassegna musicale.
Atina Jazz, nel 2026, arriva alla quarantesima edizione. Dal 15 al 19 luglio torna nella sua piazza con un programma che tiene insieme memoria, grandi ritorni, nuove voci e linguaggi diversi. Quarant’anni non sono soltanto una data tonda. Sono una fedeltà costruita stagione dopo stagione: di Atina alla musica, della Valle di Comino a una visione culturale, di chi ha continuato a crederci anche quando organizzare un festival di questo livello, in un paese dell’Italia interna, non era e non è mai stato semplice.
Atina Jazz compie 40 anni
In provincia di Frosinone non esiste un altro festival musicale con questo peso storico, questa riconoscibilità e questa continuità. Atina Jazz è diventato, nel tempo, una delle immagini più forti della Ciociaria che sa parlare fuori dai propri confini: un borgo antico, una piazza, le sere di luglio, il silenzio prima del primo accordo, musicisti che hanno scritto pagine importanti della musica internazionale.
Il festival nasce ufficialmente nel 1986, ma le sue radici affondano più indietro. Nelle parole di Vittorio Fortuna, fondatore e anima originaria del progetto, Atina aveva già conosciuto una lunga stagione di iniziative culturali e jazzistiche. Nel 1976, durante un concerto di Giorgio Gaslini, davanti a circa duemila persone, maturò l’idea che quel territorio potesse ospitare qualcosa di più grande: un Festival Internazionale del Jazz. Le condizioni politiche ed economiche impedirono allora di realizzare subito quel sogno. Il passaggio decisivo arrivò più tardi, dopo l’incontro con il maestro Paolo Damiani, in occasione di un concerto tenuto ad Atina nell’agosto del 1985. Da quel momento l’idea prese forma e divenne progetto.
Nel 1986 Atina Jazz vide finalmente la luce. La prima edizione ospitò artisti capaci di dare immediatamente al festival una dimensione internazionale: Lee Konitz, Randy Brecker, Eliane Elias, John Taylor e altri musicisti italiani ed europei già riconosciuti per valore e originalità. Non era un tentativo locale. Era una dichiarazione di ambizione culturale.
Quello che colpisce, rileggendo oggi quella partenza, è la lucidità dello sguardo. Atina Jazz nasceva come strumento per portare attenzione su una zona considerata marginale, eppure tra le più belle e suggestive dell’Italia interna. La musica non veniva usata come semplice intrattenimento, ma come leva per raccontare un territorio, attirare visitatori, creare reputazione, dare alla Valle di Comino una centralità diversa.
Quarant’anni dopo, quella intuizione resta attuale.
Nel tempo, Atina Jazz ha portato nel cuore della Valle di Comino alcuni dei nomi più importanti del panorama musicale internazionale. Gli archivi e la memoria del festival raccontano il passaggio di artisti come Michel Petrucciani, Chick Corea, John Scofield, Noa, Dee Dee Bridgewater, Stefano Bollani, Tito Puente, Ron Carter e molti altri. Nomi che, messi uno accanto all’altro, fanno capire perché Atina Jazz sia considerato uno degli appuntamenti jazz più prestigiosi e longevi d’Italia.
Ma la forza del festival non sta soltanto nei cartelloni. Sta nel modo in cui la musica ha abitato Atina.
Piazza Marconi, il centro storico, i palazzi, le serate estive, il rapporto con il pubblico: ogni edizione ha costruito un pezzo di identità. Il jazz, ad Atina, non è mai sembrato corpo estraneo. È diventato una lingua possibile per raccontare un paese, per aprirlo, per farlo incontrare con musicisti e spettatori arrivati da lontano. Una lingua colta, certo, ma mai chiusa. Raffinata, ma capace di scendere in piazza.
Dal 2004 Atina Jazz ha allargato il proprio respiro alla Valle di Comino, coinvolgendo anche borghi vicini e contesti diversi. Nel 2009, dopo una stagione di grande partecipazione, è nata anche Atina Jazz Winter, portando la musica in Ciociaria anche nei mesi più freddi. Segni di un festival che non si è limitato a conservare una formula, ma ha provato ad allargarla, adattarla, mantenerla viva.
Arrivare alla quarantesima edizione significa anche riconoscere il lavoro di chi, anno dopo anno, ha reso possibile tutto questo. Fondatori, direttori artistici, amministratori, tecnici, volontari, associazioni, musicisti, sponsor, operatori culturali, cittadini. Un festival così non resta in piedi per caso. Serve continuità, serve ostinazione, serve una comunità che accetti la fatica dell’organizzazione e creda nel valore di ciò che sta costruendo.
Atina Jazz è anche questo: una prova di resistenza culturale.
In un tempo in cui tanti eventi nascono e scompaiono nel giro di poche stagioni, Atina ha difeso una sua idea di festival. Ha scelto il jazz, ma ha saputo aprirsi al soul, al blues, alla canzone d’autore, alle contaminazioni, alle musiche del mondo. Ha mantenuto una qualità alta senza perdere il contatto con il pubblico. Ha fatto arrivare ad Atina grandi nomi senza trasformare il paese in una vetrina fredda. La piazza è rimasta piazza. Il festival è rimasto esperienza condivisa.
La quarantesima edizione
La quarantesima edizione di Atina Jazz si svolge dal 15 al 19 luglio 2026 in Piazza Marconi, con inizio dei concerti alle 21.30.
Il programma del Main Stage è costruito come un viaggio dentro diverse anime della musica contemporanea: la voce jazz, il soul, l’improvvisazione, il groove, la bossa nova. Cinque serate, cinque mondi, un filo comune: la qualità degli artisti e il legame con una storia che quest’anno pesa più del solito.
15 luglio – Emma Smith
L’apertura è affidata a Emma Smith, una delle voci più interessanti del jazz vocale britannico contemporaneo.
Arriva ad Atina con Sam Watts al pianoforte, Conor Chaplin al contrabbasso e Steve Brown alla batteria. Cresciuta in una famiglia di musicisti, con un percorso passato dalle big band ai club, dalla Royal Albert Hall ai Ronnie Scott’s All Stars, Emma Smith porta sul palco una vocalità raffinata, solida, elegante.
Ha fatto parte delle Puppini Sisters, ha condotto programmi su BBC Radio 3, ha ricevuto riconoscimenti importanti nel panorama jazz britannico e internazionale, fino al titolo di Jazz Vocalist of the Year ai Parliamentary Jazz Awards 2024. Il suo album “Bitter Orange”, uscito nel 2025, ha confermato una voce capace di guardare al passato del jazz senza restarne prigioniera.
Con lei Atina Jazz apre la quarantesima edizione nel segno della classe.
Dopo Festival: Manhattan Swing Band, con un repertorio tra swing tradizionale e contemporaneo, omaggi ai grandi crooner e una particolare attenzione al mondo di Frank Sinatra.

16 luglio – China Moses, It’s Complicated
Il 16 luglio arriva China Moses con “It’s Complicated”.
Figlia del regista Gilbert Moses e di Dee Dee Bridgewater, China Moses è cantante, autrice, produttrice e performer di grande carisma. La sua musica attraversa soul, blues, jazz e linguaggi contemporanei, senza lasciarsi chiudere in una sola definizione.
Sul palco con lei: Insxght, keys e vocals; Ebow “Lox” Mensah alla batteria; Jermo Cornelis a chitarra, sax e voce.
China Moses vive il palco come luogo di energia, presenza e comunicazione. La sua forza non sta soltanto nella voce, ma nel modo in cui occupa la scena, nel rapporto diretto con il pubblico, nella capacità di trasformare ogni concerto in un incontro.
Atina Jazz la accoglie in una serata che guarda al jazz come territorio aperto, attraversato da soul, blues, ritmo, scrittura e identità personale.
Dopo Festival: RPM Trio, con Claudio Piselli al vibrafono, Luca Pirozzi al basso elettrico e Marco Rovinelli alla batteria. Un progetto che rilegge diverse tradizioni musicali attraverso il linguaggio del jazz, con richiami alle radici percussive afro, al post-bop, al soul-jazz e a composizioni originali.

17 luglio – Bill Frisell Trio feat. Gregory Tardy
Il 17 luglio è una delle serate più attese: Bill Frisell torna ad Atina Jazz.
Chitarrista tra i più influenti dagli anni Ottanta a oggi, Frisell ha attraversato il jazz, l’avanguardia, la musica americana, il folk, il country, il cinema e la sperimentazione con una voce strumentale immediatamente riconoscibile.
Ad Atina si presenta con Thomas Morgan al contrabbasso, Rudy Royston alla batteria e Gregory Tardy come special guest al sax.
Il suo ritorno ha un valore particolare perché Frisell ha già fatto parte della storia del festival. Fu ad Atina nel 1990 con Hank Roberts, Joey Baron e Kermit Driscoll, e poi nel 1995 con Lee Konitz, Joe Lovano, Mark Johnson e Paul Motian. Riascoltarlo nella quarantesima edizione significa riaprire un filo tra la memoria del festival e il suo presente.
Frisell è uno di quei musicisti capaci di portare l’avanguardia dentro un ascolto emozionante. La sua musica può essere intima, rurale, metropolitana, astratta, melodica, improvvisata, ma resta sempre umana.
Dopo Festival: Sacred Place, progetto fondato dalla cantante e compositrice Gloria Trapani. Con lei Alessandro Del Signore al contrabbasso, Gianluca Manfredonia al vibrafono, Filippo Ferrazzoli alla chitarra e Alessandro Forte alla batteria. Un quintetto che lavora su brani originali, scrittura e improvvisazione, trasformando luoghi interiori e memorie personali in esperienza collettiva.
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18 luglio – Irene Fornaciari & The Groove Aviators, Soul Connections
Sabato 18 luglio Atina Jazz cambia energia con Irene Fornaciari & The Groove Aviators e il progetto “Soul Connections”.
Irene Fornaciari, figlia di Zucchero, porta sul palco una musica radicata nel soul, nel rhythm and blues, nel funk e nel rock’n’roll. Con lei Matteo Sodini alla batteria, Carlo Romagnoli al basso, Federico Biagetti alla chitarra e voce, Filippo Buccianelli a piano, tastiere, Hammond e voce.
“Soul Connections” è un invito al live come incontro reale. In un tempo dominato da ascolti veloci, algoritmi e consumo digitale, il progetto sceglie il contrario: il corpo, il palco, la band, il pubblico, il respiro condiviso. Il soul non come etichetta, ma come modo di sentire.
È una serata pensata per muovere, coinvolgere, accendere la piazza. Una proposta più fisica, più calda, più istintiva, ma costruita su radici musicali solide.
Dopo Festival: Tulipan feat. Duale Visual Circus Show. Tulipan è il progetto elettronico di Gabriele Cedrone, fondato su sound design immersivo, texture psichedeliche organiche, ambient, downtempo, psy-ambient ed elettronica progressiva. La collaborazione con Duale apre il live a una dimensione più jazz, mentre Visual Circus cura visual show e mapping.

19 luglio – Eliane Elias Quartet
La chiusura del 19 luglio è affidata a Eliane Elias Quartet.
È una scelta dal valore simbolico fortissimo. Eliane Elias era presente alla prima edizione del 1986, con una formazione che vide sul palco anche Randy Brecker, Barry Finnaerty, Tom Barney e Jukkas Votila. Quarant’anni dopo torna ad Atina per chiudere un ciclo.
Pianista e cantante brasiliana, vincitrice di quattro Latin Grammy, compositrice e arrangiatrice di straordinaria classe, Eliane Elias è una delle grandi interpreti internazionali della bossa nova e del jazz contemporaneo. Con lei sul palco Marc Johnson al contrabbasso, Leandro Pellegrino alla chitarra e Mauricio Zottarelli alla batteria.
La sua storia attraversa il Brasile e New York, Vinicius de Moraes e Toquinho, gli Steps Ahead, il jazz americano, il songbook brasiliano, Antonio Carlos Jobim, Chet Baker, Bill Evans, Herbie Hancock. Una carriera lunga, luminosa, costruita su tecnica, eleganza, senso del ritmo e intensità.
Chiudere i quarant’anni di Atina Jazz con Eliane Elias significa tornare al punto di partenza senza restare fermi. È un ritorno, ma anche una promessa: la storia continua.
Dopo Festival: Vento, progetto internazionale franco-italo-brasiliano basato a Strasburgo, attivo tra jazz e world music. Il repertorio attraversa samba, bossa nova, maxixe, frevo, baião, ijexá, ciranda e maracatu, facendo dialogare testi in portoghese e italiano con una forte impronta jazzistica.
Atina Jazz compie 40 anni

Un festival che tiene alta la testa
Atina Jazz non ha bisogno di essere difeso con parole esagerate. Basta guardare la sua storia.
Quarant’anni di festival significano generazioni di spettatori, musicisti, amministratori, tecnici e volontari. Significano ragazzi che hanno ascoltato jazz per la prima volta in Piazza Marconi e adulti che tornano ogni estate perché lì hanno lasciato un pezzo di memoria. Significano una Valle di Comino che, attraverso la musica, ha trovato un modo alto e credibile per raccontarsi.
Per Atina, il jazz è stato un atto di fiducia.
Fiducia nella cultura come motore di reputazione. Fiducia nei borghi che possono ospitare il mondo senza perdere se stessi. Fiducia in un pubblico capace di ascoltare. Fiducia in un territorio che merita di essere attraversato non solo per mangiare bene, ma anche per pensare, emozionarsi, riconoscersi.
La quarantesima edizione arriva come una festa, ma anche come una responsabilità. Celebrare Atina Jazz significa ringraziare chi lo ha immaginato, chi lo ha portato avanti, chi lo ha sostenuto nei momenti facili e in quelli difficili, chi ha continuato a montare palchi, accogliere artisti, cercare risorse, costruire programmi, difendere una qualità che non era scontata.
Ogni territorio ha i suoi simboli. Atina Jazz è uno dei simboli più belli della Ciociaria.
Perché ha dimostrato che anche un paese dell’Italia interna può diventare, per qualche sera d’estate, una capitale della musica. E può farlo senza snaturarsi, restando se stesso: pietra, piazza, accoglienza, Valle di Comino, silenzio prima dell’applauso.
Dal 15 al 19 luglio 2026, Piazza Marconi torna a essere il cuore del jazz internazionale.
Quarant’anni dopo, Atina è ancora lì. E continua a suonare.
Atina Jazz compie 40 anni






