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Etoile

a cura di Livia Gualtieri

Etoile

Miriam era ormai vecchia e stanca. La sua vita era stata lunga e avventurosa, direbbe qualcuno. Ma no, conoscere il Male da vicino, toccarlo ed esserne toccati, non è avventuroso, solo terribile e doloroso. E Miriam, di dolore, ne aveva patito molto. Come se qualche oscuro tessitore ne avesse fatto l’ordito della sua vita, destinata ad intessersi di fili ruvidi, urticanti, spessi e graffianti sulla pelle. Ma lei era una di quelle persone che portano in sé la forza dell’Amore e dell’attaccamento alla Vita. E ne fanno uno scudo contro i giorni di sofferenza e buio. Le sue gambe oramai faticavano a sorreggerla, i passi si erano fatti lenti e pesanti. Non c’era più ombra della leggiadria di un tempo lontano. Di quando, ragazzina, volteggiava sulle punte in una scuola di danza che, di lì a poco, le sarebbe stata preclusa perché ebrea. Non aveva mai dimenticato il giorno in cui le era stato detto che per lei, in quel luogo, non c’era più posto, che le era proibito anche solo entrare per salutare le sue compagne di corso. E le lacrime che le rigavano il volto per un’ingiustizia che il suo cuore di fanciulla non poteva capire. Le scarpette da punta di seta rosa erano state indossate ancora in casa – quando ripeteva gli esercizi da sola, davanti allo specchio del guardaroba di sua madre – e poi riposte in una scatola da scarpe, insieme ai suoi sogni e a vecchie foto di famiglia. E lì, sepolte in una soffitta, erano rimaste, fin quando la nuova proprietaria della casa non l’aveva contattata. Non le aveva più viste dal giorno del rastrellamento e, per due anni, il suo unico pensiero era stato sopravvivere. Quando un soldato russo l’aveva trovata, impaurita e tremante, nel campo di Auschwitz, non ci pensava più. E neppure dopo, quando la sua vita era ricominciata in un’altra casa, con lontani parenti a prendere il posto di una famiglia che non aveva fatto ritorno. Nuove scarpette di raso avevano vestito i suoi piedi. E molte altre ancora, in mille colori, per ogni spettacolo in cui si era esibita, sulle assi di palcoscenici sempre diversi, ogni volta che danzava nei teatri di tutto il mondo. Ma quando raccontava la sua storia nelle scuole, erano le scarpette vecchie e scolorite ad accompagnarla. La sua voce aveva una misteriosa ed inspiegabile calma. Non c’era traccia di veemenza o animosità. Chi ha molto sofferto, chi sa cosa sia la violenza, non è capace di esercitarla neppure verbalmente. Il suo narrare era scorrevole, fermo ma senza rancore. Come spiegare l’odio se non ripudiandolo completamente dalla propria vita? Le avevano sempre chiesto perché, pur essendo un’étoile, non avesse mai voluto una stella sulla porta del suo camerino. E lei, per rispondere, apriva la vecchia scatola da scarpe e mostrava la stella gialla in tessuto strappata dalla divisa del campo. La sua stella era quella, ad eterna memoria di ciò che era stato. A memoria dell’orrore che, oltre a spezzare molte vite, aveva rubato ai fanciulli il diritto di sognare …

Ciociaria & Cucina Excellence nasce dall’idea di entrare nel mondo eno-gastronomico, di quella tipica realtà ciociara che si contraddistingue, non solo per una cucina fortemente legata al territorio e alla bellezza delle sue terre, ma per tutta quella eccellenza agricola e produttiva di cui tutta l'Italia ne è fiera.
Per questo motivo accompagneremo il lettore alla riscoperta di antichi sapori, sollecitando anche la sua voglia di conoscenza verso cammini storici-culturali, ambientali-escursionistici e enogastronomici. Metteremo in risalto ogni angolo che racchiude la storia di questa antica terra.

Polselli
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