SOGNO di Loredana Parrella: il bosco di Shakespeare entra nella realtà

SOGNO di Loredana Parrella trasforma il bosco di Shakespeare nel Bar del Bosco, uno spazio dove danza, teatro, musica e rapporti umani raccontano fragilità, desideri e maschere.
SOGNO di Loredana Parrella: il bosco di Shakespeare entra nella realtà

SOGNO di Loredana Parrella

SOGNO di Loredana Parrella: il bosco di Shakespeare entra nella realtà

Giovedì sera, tornando a casa dallo Spazio Rossellini, continuavo a pensare a Puck. Forse perché Puck lo amo da sempre, anche per una ragione molto personale: tanti anni fa l’ho interpretato anch’io. Era il mio Puck, naturalmente, diverso da quello che ho incontrato ieri sera sul palco, e forse proprio per questo vederlo attraverso gli occhi di Loredana Parrella mi ha emozionato ancora di più. È stata la prima cosa che ho sentito di dover raccontare dopo aver visto SOGNO. E prima ancora di parlare dello spettacolo voglio ringraziare Maya Amenduni, che ancora una volta mi ha reso partecipe di un lavoro teatrale e di danza che ho avuto la fortuna di vivere da spettatore e che, proprio per questo, sento il desiderio di raccontare. È il mio modo di stare davanti al teatro: guardare, ascoltare, lasciarmi attraversare da quello che accade in scena e poi cercare le parole per restituirlo.

SOGNO di Loredana Parrella

Giovedì 17 settembre, allo Spazio Rossellini di Roma, ho incontrato SOGNO, nuova creazione di Loredana Parrella per Twain Centro Produzione Danza, e ho ritrovato Shakespeare dentro una storia completamente nuova.

Conosco bene Sogno di una notte di mezza estate. Conosco il bosco, gli amanti che si perdono, Oberon e Titania, gli equivoci, gli incantesimi, Puck e quel continuo confondersi tra ciò che appartiene alla realtà e ciò che sembra nascere dal sogno. Nel testo di Shakespeare il bosco è il luogo nel quale l’ordine di Atene viene sospeso e i personaggi possono smarrire per una notte le proprie certezze. Loredana Parrella prende quella materia e compie un rovesciamento radicale: il bosco diventa il Bar del Bosco, un locale sull’orlo del fallimento, a tre giorni dal matrimonio di Teseo, l’evento che dovrebbe rappresentare il momento più importante della città. Lo spettacolo da preparare ancora non esiste. Mancano il testo, l’organizzazione, la tranquillità. Ci sono ballerini infortunati, cuochi che si dimettono, debiti, tensioni, rapporti di potere e persone che cercano di mandare avanti una macchina ormai vicina al collasso. Il bosco resta, in qualche modo. Cambia soltanto il luogo in cui decidiamo di cercarlo.

È una scelta che cambia completamente il senso del viaggio. Il pubblico entra aspettandosi Shakespeare e si ritrova davanti a un gruppo di esseri umani che tenta di mettere insieme uno spettacolo mentre la propria vita sembra sfuggire continuamente di mano. Il sogno prende allora una forma concreta, quasi quotidiana. Diventa lavoro, ambizione, desiderio di riconoscimento, bisogno di appartenenza. Diventa il ruolo che ciascuno difende, il prestigio che qualcuno vuole conservare, la paura di perdere una posizione, la necessità di essere visto dagli altri. E il teatro comincia a guardare il teatro stesso: una compagnia che deve fingere di avere tutto sotto controllo mentre, dietro le quinte, ogni equilibrio si sta rompendo.

La danza rende visibile tutto questo con una forza che le parole da sole non potrebbero avere. Caroline Loiseau, Aleksandros Memetaj, Yoris Petrillo, Anne-Gaëlle Stephant, Camille Cibrot, Sebastian Zamaro, Dinu Corminboeuf, Catarina Ramos Nunes e Matteo Vairo costruiscono una presenza corale di grande energia, passando dalla parola al movimento, dall’ironia alla tensione, dalla leggerezza a momenti di forte intensità fisica. Li ho guardati con la sensazione di assistere a qualcosa che continuava a trasformarsi davanti ai miei occhi. La scena non resta mai ferma in una sola dimensione: il corpo racconta, la parola interrompe il movimento, la musica dal vivo di Fabio Recchia entra nella struttura dello spettacolo e ne modifica continuamente il respiro. È una materia viva, inquieta, capace di sorprendere.

Una delle immagini che più mi è rimasta addosso arriva quando Oberon è al bancone e Puck si muove poco distante con una scopa tra le mani. La scena potrebbe sembrare semplicemente strana, quasi comica. Poi comincia a raccontare altro. Oberon è chiuso dentro il proprio mondo, dentro le proprie ossessioni e il proprio bisogno di controllo. Puck cerca invece qualcosa a cui restare vicino. Ho letto quella scopa come un oggetto diventato improvvisamente una presenza: qualcosa da stringere quando la solitudine pesa più di quanto si voglia ammettere. È una scena che mi ha fatto cambiare lo sguardo sul personaggio.

Perché Puck, in questo SOGNO, è forse la figura che più si allontana dall’immagine che avevo portato con me da Shakespeare. Il folletto che conosciamo come motore degli equivoci, creatura imprevedibile che mette in movimento il destino degli altri, qui diventa anche un uomo costretto a stare dentro le conseguenze di ciò che accade. Corre, sistema, cerca soluzioni, prova a tenere insieme il bar, le persone, lo spettacolo. Osserva gli altri mentre difendono le proprie posizioni e intanto sembra perdere lentamente la propria. Più gli altri cercano di affermare se stessi, più Puck sembra diventare quello che tiene in piedi il mondo degli altri.

E poi arriva quel piccolo monologo finale che, personalmente, mi ha conquistato. Non voglio raccontarlo attraverso parole che non gli appartengono e nemmeno spiegare ciò che dovrebbe restare all’interno della scena. Posso dire soltanto che, in quel momento, ho sentito arrivare a compimento il viaggio di Puck. Dopo averlo visto correre, intervenire, osservare, subire, cercare una vicinanza, finalmente gli viene consegnato uno spazio tutto suo. E proprio lì ho sentito quanto Loredana Parrella abbia saputo prendere un personaggio conosciutissimo e restituircelo con una profondità diversa.

È anche il punto in cui ho capito meglio il rapporto di questo spettacolo con Shakespeare. Nel Sogno di una notte di mezza estate Puck appartiene a un mondo nel quale tutto può trasformarsi e alla fine si rivolge direttamente a chi guarda, lasciandolo sospeso tra ciò che è accaduto e ciò che potrebbe essere stato soltanto un sogno. In SOGNO quella sospensione resta, però cambia il luogo nel quale avviene. Il fantastico non arriva dall’esterno a sconvolgere una realtà ordinata: nasce dentro una realtà già piena di contraddizioni. Il Bar del Bosco diventa così uno spazio nel quale il lavoro, il desiderio, il potere, la paura e l’affetto si mescolano fino a rendere impossibile distinguere completamente il personaggio dalla persona.

Ed è forse questa la cosa che ho portato fuori dal teatro. Non una morale precisa, non una risposta da consegnare al lettore, nemmeno una spiegazione definitiva di quello che abbiamo visto. Ho portato con me delle immagini: Puck con quella scopa, i corpi dei performer che si intrecciano e si separano, Oberon al bancone, la musica di Fabio Recchia, il disordine del Bar del Bosco, e soprattutto quella sensazione che il teatro riesca ancora a fare una cosa preziosa: prendere una storia scritta secoli fa, attraversarla con il presente e restituircela abbastanza diversa da costringerci a guardarla di nuovo.

Questo, per me, è il valore di una serata a teatro. Esci dalla sala e qualcosa continua a muoversi nella tua testa. A volte è una frase, a volte un’immagine, a volte un personaggio. Ieri sera era Puck.

E forse è proprio lui il personaggio che mi ha accompagnato fino a casa perché, mentre tutti intorno a lui sembrano impegnati a difendere qualcosa — un ruolo, un amore, un potere, uno spettacolo, un’idea di sé — Puck sembra cercare una cosa molto più semplice e molto più difficile: un posto nel quale sentirsi parte di qualcosa.

Per questo voglio ringraziare Loredana Parrella per aver rimesso in movimento Shakespeare con uno sguardo così personale, i nove performer per la forza e la generosità con cui hanno abitato la scena, Fabio Recchia per la musica dal vivo e tutte le persone che hanno costruito questo SOGNO.

E grazie ancora a Maya Amenduni. Perché ogni volta che mi invita a teatro mi mette davanti a qualcosa che, dopo il sipario, mi fa venire voglia di raccontare.

Scopri cosa bolle oggi sul nostro portale!
Dalle cucine ai borghi, ogni giorno nuove storie da assaporare.








Consigliati per te...

Iscriviti alla nostra Newsletter e Ricevi i Coupon delle nostre aziende