Guerre e spese militari: e se quei miliardi servissero a ricostruire il mondo?

Dalle immagini del disastro in Nepal a 2.887 miliardi di dollari spesi nel mondo per la difesa nel 2025: una riflessione su guerre, risorse e sulla possibilità di investire di più nella ricostruzione e nella vita.
Guerre e spese militari: e se quei miliardi servissero a ricostruire il mondo?

Guerre e spese militari

Guerre e spese militari: e se quei miliardi servissero a ricostruire il mondo?

Cari lettori,

si sta concludendo questo mese di settembre mentre dal Nepal continuano ad arrivare immagini che fanno male. Case cancellate, strade distrutte, famiglie che in poche ore hanno visto scomparire ciò che avevano costruito in una vita.

Una terra che abbiamo sempre immaginato attraverso l’Himalaya, i templi, la spiritualità e un rapporto quasi intimo con la natura oggi ci mostra tutta la fragilità dell’uomo davanti alla forza del pianeta.

Poi leggo una cifra: quattro, forse cinque miliardi di dollari.

È quanto potrebbe servire per ricostruire.

E inevitabilmente penso a un altro numero: nel 2025 il mondo ha speso 2.887 miliardi di dollari per le proprie forze militari.

Mi fermo.

E mi domando semplicemente: quante cose belle potremmo fare con una parte di tutto quel denaro?

Scuole, ospedali, acqua, ricerca, prevenzione, ambiente, lavoro. Potremmo ricostruire territori devastati dalle catastrofi e aiutare milioni di persone ad avere una possibilità proprio nella terra in cui sono nate.

Perché quando parliamo di immigrazione guardiamo quasi sempre l’uomo che arriva. Raramente pensiamo all’uomo che parte.

Lascia una casa, una famiglia, una lingua, spesso perché quella terra non riesce più a offrirgli sicurezza, lavoro o futuro.

Forse dovremmo chiederci perché un uomo parte, prima di indignarci perché arriva.

Intanto le guerre continuano. Distruggono città che dovremo ricostruire, impoveriscono economie che dovremo sostenere, costringono altre persone a partire. E alla fine il conto arriva comunque.

Con una differenza: le vite perdute non si ricostruiscono.

Non conosco la formula per fermare le guerre. Vorrei soltanto che imparassimo a mettere nella pace, nella prevenzione e nella dignità delle persone almeno la stessa determinazione, e una parte delle immense risorse, che mettiamo nelle armi.

Mentre sto per chiudere le pagine di questo giornale, torno con il pensiero al Nepal

A chi oggi deve ricominciare.

E penso che forse il progresso di un Paese, e persino quello dell’umanità, un giorno dovrebbe misurarsi anche così: non da quanto siamo diventati capaci di distruggere, ma da quanto siamo disposti a spendere per prenderci cura gli uni degli altri.

 

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