Castro dei Volsci, il borgo affacciato sulla Ciociaria

Castro dei Volsci è il Balcone della Ciociaria: un borgo storico affacciato sulla Valle del Sacco, tra antiche porte, chiese, panorami, memoria, cucina tradizionale e il ricordo di Nino Manfredi.
Castro dei Volsci, il borgo affacciato sulla Ciociaria

Castro dei Volsci

Castro dei Volsci, il borgo affacciato sulla Ciociaria

La strada sale, curva dopo curva, e le case cominciano a stringersi intorno alla collina. Il panorama arriva prima del centro storico: la Valle del Sacco si distende sotto il paese, i Lepini e gli Ausoni ne segnano l’orizzonte e diventa subito chiaro perché Castro dei Volsci abbia conquistato nel tempo il soprannome di Balcone della Ciociaria.

Ma fermarsi al panorama sarebbe un peccato.

Dietro quel belvedere c’è un paese che conserva una delle trame storiche più interessanti di questa parte della provincia di Frosinone. Volsci e Romani hanno lasciato tracce nel territorio molto prima della nascita del borgo medievale; le mura, le porte e le strade raccontano la necessità di vivere protetti sulla collina; le chiese custodiscono affreschi che attraversano secoli di arte religiosa. E poi c’è il Novecento, con una delle pagine più dolorose della storia ciociara e con un uomo nato proprio qui che avrebbe fatto ridere, commuovere e pensare milioni di italiani: Nino Manfredi.

Settembre è un buon mese per scoprirlo. Il caldo più duro dell’estate comincia a cedere, si torna a camminare volentieri e Castro può essere visitata partendo dal basso, entrando attraverso le antiche porte e salendo fino alla Rocca di San Pietro.

È lassù che il paese cambia prospettiva.

E prima di tornare indietro vale la pena restare qualche minuto davanti a quella valle. Perché a Castro dei Volsci il panorama non è soltanto qualcosa da fotografare: aiuta a capire perché gli uomini abbiano scelto questa collina per vivere, difendersi e guardare lontano.

 

Scopri le cartoline della ciociaria

 

Castro dei Volsci

Prima del borgo: Volsci, Romani e una storia molto più antica

Il nome Castro porta immediatamente al latino castrum, luogo fortificato, ma la storia di questo territorio comincia molto prima del Medioevo.

Le ricerche archeologiche documentano presenze umane antichissime e, successivamente, l’insediamento delle popolazioni italiche. I Volsci raggiunsero la Valle del Sacco attraverso le vie naturali di comunicazione e lasciarono tracce ancora leggibili nel territorio. Sul Monte Nero rimangono resti di possenti strutture in opera poligonale, costruite con grandi blocchi di calcare.

Con Roma cambiò l’organizzazione della valle. La Via Latina attraversava questa zona collegando Roma con l’Italia meridionale e le campagne fertili lungo il Sacco divennero luoghi ideali per ville e attività agricole.

La testimonianza più importante si trova qualche chilometro fuori dal borgo.

Casale Madonna del Piano: nove secoli sotto terra

L’area archeologica di Casale Madonna del Piano è una delle sorprese che Castro dei Volsci riserva a chi decide di non limitarsi al centro storico.

Gli scavi iniziati nel 1984 hanno riportato alla luce un complesso che racconta una continuità di vita dalla tarda età repubblicana fino all’Alto Medioevo. Una prima villa risale tra il II e il I secolo a.C.; successivamente il sito venne ampliato con una residenza di età imperiale e un importante complesso termale. Restano mosaici pavimentali, ambienti residenziali e strutture legate alla vita quotidiana.

Quando la villa perse la propria funzione, il luogo continuò a essere utilizzato. Tra V e VI secolo vi sorse un edificio di culto paleocristiano e successivamente venne realizzata una necropoli.

È questo a rendere il sito particolarmente interessante: nello stesso spazio si possono leggere epoche diverse, dalla grande proprietà romana alla comunità cristiana dell’Alto Medioevo.

Per completare la visita c’è il Museo Civico Archeologico, istituito nel 1994. Conserva circa settecento reperti organizzati in otto sezioni tematiche e un lapidario, provenienti soprattutto da Madonna del Piano ma anche da altri siti archeologici del territorio.

Prima ancora di entrare nel borgo medievale, Castro ha già raccontato una parte considerevole della propria storia.

Entrare a Castro: Porta della Valle e il borgo medievale

Per conoscere il centro storico conviene fare una cosa molto semplice: lasciare l’automobile e camminare.

Porta della Valle è uno degli ingressi storici e rappresenta un ottimo punto dal quale cominciare. Superato l’arco, la geometria della strada moderna scompare. Arrivano vicoli, scalinate, passaggi coperti e case addossate le une alle altre.

La struttura del paese conserva chiaramente la sua origine difensiva. Il borgo era protetto da cinte murarie e porte, mentre le abitazioni poste lungo il perimetro contribuivano esse stesse alla fortificazione.

Salendo si raggiunge Porta Civita, sovrastata dalla Torre dell’Orologio, appartenente alla cinta più interna. Da qui parte via Civita, uno dei percorsi più caratteristici del centro storico.

È la Castro che vale la pena conoscere senza una meta precisa per qualche minuto. Si entra in un vicolo, si torna indietro, si passa sotto un arco, si trova una piccola bottega.

Ed è proprio nelle antiche botteghe che negli ultimi anni è nato uno dei progetti più interessanti del paese.

Le Botteghe della Regina Camilla

Lungo via Civita alcuni degli antichi locali del borgo sono tornati a vivere grazie alle Botteghe della Regina Camilla.

Il circuito comprende laboratori nei quali artigiani, artisti e produttori lavorano davanti ai visitatori: legno, ceramica, gioielli, ricamo, merletto, pittura e prodotti gastronomici. Non semplici negozi di souvenir, dunque, ma piccoli spazi nei quali osservare tecniche e lavorazioni. Le botteghe sono normalmente attive la domenica durante buona parte dell’anno; prima della visita conviene comunque verificarne l’apertura.

Il nome richiama Camilla, la regina guerriera dei Volsci narrata da Virgilio nell’Eneide. Alla stessa figura è dedicato il Cammino della Regina Camilla, inaugurato nel 2023: un percorso ad anello di circa 185 chilometri che attraversa dodici borghi della Valle dell’Amaseno.

Per una guida come questa è un dettaglio importante: significa che Castro non offre soltanto monumenti da guardare. Offre esperienze da vivere.

Le chiese: San Nicola prima di tutto

Tra gli edifici religiosi, San Nicola merita una visita particolare.

La chiesa, le cui origini vengono fatte risalire intorno all’anno Mille, conserva un ciclo di affreschi medievali con episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Sono testimonianze che permettono di comprendere quanto il patrimonio artistico di Castro vada oltre l’immagine panoramica con la quale il paese viene normalmente presentato.

Nel centro storico si incontra anche la chiesa romanica di Santa Maria, dedicata all’Immacolata Concezione, mentre salendo verso la parte più alta del paese si raggiunge Sant’Oliva, dedicata alla patrona.

La chiesa di Sant’Oliva è a tre navate e conserva opere d’arte, un organo a canne, immagini devozionali e il simulacro della Santa. La sua posizione accompagna ormai verso la parte culminante della visita.

Da qui mancano pochi passi alla Rocca.

E il racconto cambia completamente.

La Rocca di San Pietro e la Mamma Ciociara

In cima al paese si raggiunge il luogo che ha reso Castro dei Volsci riconoscibile anche a chi non vi è mai stato.

Sull’antica Rocca di San Pietro, affacciato sulla valle, sorge il Monumento alla Mamma Ciociara.

Fu inaugurato il 3 giugno 1964, vent’anni dopo gli avvenimenti che sconvolsero queste terre durante la Seconda guerra mondiale. La scultura in marmo di Carrara, realizzata da Fedele Andreani, rappresenta una madre che tenta di proteggere la propria figlia.

Il monumento ricorda le donne della Ciociaria vittime delle violenze perpetrate nel 1944 durante l’avanzata delle truppe del Corpo di spedizione francese dopo lo sfondamento della Linea Gustav. Una pagina rimasta nella memoria collettiva con il termine “marocchinate” e divenuta conosciuta in tutto il mondo anche attraverso il romanzo La ciociara di Alberto Moravia e il film di Vittorio De Sica.

Davanti a questa statua il panorama assume inevitabilmente un significato diverso.

La stessa terrazza dalla quale oggi si osservano paesi, montagne e campagne fu scelta per collocare un monumento alla pace e alla memoria delle donne.

È uno dei luoghi nei quali vale la pena evitare fotografie frettolose. Prima si guarda il monumento, poi si legge ciò che ricorda.

Solo dopo ci si volta verso la valle.

Mamma Ciociara
Mamma Ciociara

Il Balcone della Ciociaria

Da quassù si comprende finalmente il soprannome.

Il belvedere domina la Valle del Sacco e nelle giornate limpide permette allo sguardo di attraversare una parte vastissima della Ciociaria. Castro dei Volsci sorge circondata da uliveti, vigne, boschi e rilievi che introducono verso i Monti Ausoni.

È anche il punto migliore per capire la forma del paese appena attraversato. Sotto la Rocca le case sembrano scendere lungo il pendio una sull’altra; più lontano il paesaggio torna ad aprirsi verso la pianura.

Il consiglio è semplice: se potete scegliere l’orario, arrivate quassù nel tardo pomeriggio.

A settembre la luce si abbassa prima, le temperature diventano più piacevoli e il panorama accompagna verso il tramonto.

Questa volta il soprannome turistico è meritato: Castro dei Volsci è davvero un balcone sulla Ciociaria.

Nino Manfredi torna a casa

Prima di lasciare il centro storico bisogna tornare alla Torre dell’Orologio.

Perché dentro quelle mura Castro conserva la memoria di uno dei suoi figli più famosi.

Nino Manfredi nacque qui il 22 marzo 1921.

Attore, regista, sceneggiatore, cantante, protagonista della stagione più importante della commedia all’italiana, Manfredi portò nel cinema quella capacità di sorridere delle debolezze umane senza trasformarle mai in caricatura.

Il rapporto con la sua terra rimase vivo anche nella maturità artistica. Per grazia ricevuta, il suo esordio nella regia cinematografica del 1971, fu girato in buona parte in Ciociaria e vinse il premio per la migliore opera prima al Festival di Cannes.

Oggi la Torre dell’Orologio ospita il Centro culturale polifunzionale Nino Manfredi, con una mostra permanente dedicata alla sua vita e alla carriera attraverso fotografie e documenti. Nel 2021, in occasione del centenario della nascita, nel paese è stato realizzato anche un bassorilievo con il suo volto.

È una tappa che completa bene il percorso.

In poche centinaia di metri siamo passati dai Volsci al Medioevo, dalla tragedia della guerra al cinema italiano del Novecento.

Cosa si mangia davvero a Castro dei Volsci

Una Cartolina di Ciociaria non può terminare davanti a un monumento.

A Castro dei Volsci la cucina ha ancora un forte accento di casa. I fini fini, la pasta all’uovo tirata sottile, le carni, le verdure, l’olio extravergine e la salsiccia castrese compongono una tavola che cambia da famiglia a famiglia e che oggi ritroviamo in alcune delle cucine più interessanti del paese.

C’è poi un legame gastronomico che supera i confini comunali. Amaseno è vicina e la sua grande tradizione bufalina arriva naturalmente anche sulle tavole di Castro: carne di bufala e mozzarella di bufala entrano così tra gli assaggi da cercare durante il soggiorno, insieme ai prodotti più strettamente castresi.

Nel centro storico una delle soste che consigliamo è La Locanda del Ditirambo, guidata da Daniela Accolla. Entrarci significa proseguire a tavola la visita del borgo: cucina ciociara, attenzione alla materia prima e una carta che guarda con decisione al territorio. La carne di bufalo compare in diverse preparazioni e il locale ha ottenuto negli anni anche la Chiocciola Slow Food.

La Volsciaria porta invece in tavola il carattere più familiare della cucina ciociara. Ricette tramandate, prodotti del territorio e preparazioni come fini fini, gnocchi, pollo alla ciociara, trippa e salsiccia castrese costruiscono una proposta legata alla memoria gastronomica locale. Una sosta particolarmente indicata per chi visita Castro anche per conoscere i suoi sapori più tradizionali.

La Locanda del Ruspante sposta l’esperienza nella campagna castrese. Ricavata da un casale ottocentesco restaurato, è un’azienda agrituristica dove cucina, ospitalità e vita rurale fanno parte dello stesso soggiorno. Alla tavola legata alla tradizione del territorio si affianca la possibilità di pernottare e vivere esperienze dedicate alla gastronomia e alla cultura locale: una scelta interessante soprattutto per chi vuole dedicare a Castro più di una giornata.

A questo punto il consiglio è semplice: non lasciate Castro dopo aver visto il panorama. Sedetevi a tavola. Una parte del paese si capisce anche da lì.

Esperienza consigliata

Arrivate in mattinata e cominciate dall’area archeologica di Casale Madonna del Piano e dal Museo Civico: è il modo migliore per capire quanto la storia di Castro preceda di secoli il borgo che vedrete più tardi.

Dopo pranzo raggiungete il centro storico, lasciate l’auto nei pressi di Porta della Valle e continuate a piedi. Porta Civita, Torre dell’Orologio, Botteghe della Regina Camilla, San Nicola e Sant’Oliva accompagnano naturalmente la salita verso la Rocca.

Tenete per ultimo il Monumento alla Mamma Ciociara.

A settembre, se la giornata è limpida, cercate di arrivare sul belvedere quando il sole comincia a scendere. È il momento in cui si capisce davvero perché Castro venga chiamata Balcone della Ciociaria.

Con una notte a disposizione, la mattina successiva può essere dedicata a un tratto del Cammino della Regina Camilla, alla campagna circostante o a una visita più lenta dei luoghi lasciati indietro il giorno precedente.

Se venite soltanto per il panorama, Castro è bellissima. Se entrate nel borgo, scoprite perché vale il viaggio.

Cartolina di Ciociaria – Castro dei Volsci

Quando andare
Primavera e autunno sono i periodi migliori per camminare nel borgo e nel territorio. Settembre offre temperature più miti e una luce particolarmente bella sul belvedere. Il periodo natalizio merita un viaggio a parte per la tradizione de Il Paese diventa Presepe.

Cosa vedere
Porta della Valle, Porta Civita e Torre dell’Orologio; Chiesa di San Nicola; Sant’Oliva; Rocca di San Pietro e Monumento alla Mamma Ciociara; Museo Civico Archeologico e area archeologica di Casale Madonna del Piano.

Cosa fare
Percorrere il centro storico a piedi; visitare le Botteghe della Regina Camilla nelle giornate di apertura; raggiungere il belvedere al tramonto; scoprire la mostra dedicata a Nino Manfredi; per chi ama camminare, percorrere una parte del Cammino della Regina Camilla.

Cosa assaggiare
Salsiccia castrese, lakena, formaggi, olio extravergine e tartufi del territorio.

Esperienza consigliata
Archeologia al mattino, borgo nel pomeriggio e Rocca verso il tramonto. Se avete due giorni, lasciate la seconda mattina alla campagna e ai cammini intorno a Castro.

Una giornata basta per conoscerlo. Fermarsi una notte permette di cominciare a viverlo.

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