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I racconti della Quarantena

Pubblicato da info@ciociariaecucina.it sopra 26 Aprile 2020
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Gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma la vita li costringe ancora molte volte a partorirsi da sé.

Questo pensiero, che leggeremo, esce da una vocina fioca, ma con parole ben decise, di una ragazza di 21 anni, una studentessa universitaria, che vive di sogni, di certezze da consolidare. All’improvviso gli sembra cadere il mondo addosso. I giovani non sono abituati a condividere le avversità, i paletti li smuovono con la loro forza e con gli ideali ben saldi, ma  i sogni che avevano stavano perdendo di consistenza…eppure queste parole che leggerete, saranno di insegnamento per gli adulti come noi !

Gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma la vita li costringe ancora molte volte a partorirsi da sé.

                       L’amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez

E se pensassimo al corona virus come ad un’opportunità di rinascita? Non bisogna mettere da parte né sottovalutare la tragedia, né le vittime e il dolore che sono frutto di questa storia, pensare in modo positivo ci farà respirare il profumo della speranza, e dunque se approfittassimo di questo momento di isolamento per ritrovare noi stessi?

In fondo vedere tutto buio non è mai una buona soluzione al problema. Non sapere dove andremo domani ci turba, ci tormenta, ci fa sentire smarriti. Ci manca tutto quello che non ci siamo mai preoccupati di apprezzare e difendere: la quotidianità.

Siamo impauriti eppure siamo al sicuro nelle nostre case, ma essere liberi e girare il mondo incontrando chissà chi, chissà cosa, a quanto pare ci fa sentire più protetti. Quanto ci manca una passeggiata in montagna, una gita fuori città con gli amici, ma ancora meno un tramonto, ancora meno la vista del mare, lo scorcio su una collina,  un bambino che gioca con altri bambini, ancora meno un abbraccio, meno una carezza, ancora meno la bellezza di sfiorare una mano sconosciuta. Eppure che strano, ci troviamo in un’epoca in cui le uniche cose ad avere importanza sono  la ricchezza, l’apparenza, lo sfarzo, i vestiti, i gioielli. Tuttavia ora,  anche l’uomo più ricco è guardato come un appestato se dovessimo incontrarlo per strada, i gioielli non restituiscono la libertà, e i vestiti non danno nessun privilegio nè ci possono far sentire superiori di fronte a tutto questo. E allora? Fermiamoci, ascoltiamo i brividi, servono a capire di quali emozioni abbiamo bisogno, stropicciamoci il cuore, mettiamo a repentaglio tutto, ritroviamo le nostre certezze, diamo parole al dolore, la tristezza non è poi così crudele, reimpariamo a piangere e a vedere il mare negli occhi, facciamoci bastare il poter vedere il cielo blu ogni volta che vogliamo, ci farà sognare da svegli, i sogni da svegli sono ancora più reali, liberano dalla neve che ci portiamo dentro.

Tornerà presto il lavoro, i colleghi, la folla, il rumore, ah il rumore, quanto ci manca in questo assordante silenzio, le passeggiate, i concerti, i viaggi: la libertà. Tornerà tutto ma un virus ci sta dando una seconda possibilità: potremo imparare a gestire bene il tempo, un dono così prezioso e onorevole; non c’è nessuno di più stolto di colui che si vanta del proprio prevedere, ossia chi passa la vita a programmarla. Questa corona, decisamente poco aristocratica, ci ha fatto uno scherzo, ci ha messo davanti ad un bivio, ma siamo noi che dobbiamo scegliere da che parte stare: afferrarle queste giornate senza lasciarle fuggire via o continuare nell’attesa rivolta sempre al domani e mai ad oggi, finendo così per non vedere il bello che ci circonda, nonostante tutto. Torneremo ad avere tutto quello che avevamo ma potremo viverlo sotto una chiave di lettura differente. Sono sicura che questa reclusione cambierà gli animi, daremo importanza alle emozioni, smetteremo con le parole non dette, che poi sono le uniche per cui vale la pena parlare.

Forse questa disgrazia ci sta facendo  anche un regalo, ci sta ricordando il valore della vita, non aspettiamo solo che passino queste giornate ma portiamo la vita in queste giornate. Allora d’ora in poi la chiave di svolta per questi giorni sarà rinascere per non morire, vivere e non più sopravvivere, rallentare la corsa e ascoltare il mondo, iniziare a pensare per non subire, infine, reagire per non cadere. Forse è questo quello che ci aspetta, l’evoluzione di ognuno di noi per diventare la versione migliore di se stessi.

                                                                                                                                                              Alessia Mirone

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