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I racconti della Quarantena

Pubblicato da info@ciociariaecucina.it sopra 26 Aprile 2020
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Queste parole che leggerete sembrano circondate dalle note di Canon in D di Pachelbel, una persona speciale che si mette a nudo in un momento così delicato

Il silenzio assordante

Un piccolo essere insidioso, invisibile, impercettibile sta mettendo KO l’umanità. L’uomo è in stand-by, tutti fermi, sospesi in una bolla, a guardare il mondo fuori, nella trepidante attesa di segnali di ripresa. Shhhhhh… silenzio, parlano solo arte e natura, attrici protagoniste che continuano a vivere, finalmente indisturbate, in strade vuote di città deserte.

Ci si perde nel silenzio assordante di stanze in case mai conosciute così a fondo, tra quattro mura, dove si naviga alla riscoperta di se stessi, con paura, incertezze, terrore di perdere i propri cari, lontani ma necessari, angoscia, fiducia, coraggio.

Si tenta l’evasione con distrazioni temporanee, e sorpresi ci si consola con il canto di un vicino, quel vicino in passato a malapena salutato distrattamente sul pianerottolo e con cui avevamo scambiato le due chiacchiere convenevoli nell’ascensore; ci si lascia cullare dallo sguardo sorridente, avvolgente del dirimpettaio mai notato prima, che in finestra prova ad intonare un coraggioso “Va pensiero”…

Oh quanto mi manca la “normalità” a volte tanto bistrattata, maltrattata, odiata; la quotidianità dei piccoli gesti, degli sguardi complici, degli incontri ravvicinati, degli insulti, dei saluti calorosi, del traffico in tangenziale…

Manca il fracasso dei bambini, il loro entusiasmo, le loro corse in corridoio per accaparrarsi il posto in pole position in fila per andare a mensa, la meraviglia e lo stupore nei loro occhi per ogni piccola scoperta, i loro abbracci!

Manca la domenica il pranzo in famiglia, il profumo delle delizie di Mamma indaffarata in cucina, il fruscio delle pagine del quotidiano di Papà e le sue battute, a cui ho riso troppo poco, il calore della gioventù e vivacità dei miei nipoti, la risata e l’arrossire di mia cognata, lo stringermi a sé di mio fratello…

Manca tutto, quel tutto che prima non era abbastanza.

Manca il caffè con un’amica, le camminate sottobraccio con la pioggia incessante, il nostro gioire, la nostra complicità, le confidenze sottovoce, il conforto che con la sua pacca sulla spalla mi sussurra “Andrà tutto bene”… ma sì, certo… andrà tutto bene, non può finire tutto qua, ora, proprio ora che abbiamo compreso le regole del gioco. Questo è ciò che conta davvero nella vita!

Sì, ma sì, arriverà quel giorno, ci sarà un domani che ci vedrà diversi! Sorpresi, felici ma impauriti e impreparati nel mantenere quel metro e poco più, di distanza tra noi.

Spero che i miei occhi e il mio “sentire” siano ancora abbastanza intensi da cogliere, sempre e comunque, la bellezza dell’essere umano.

                                                                                                                                                     L’Insegnante Mà

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