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Vico nel Lazio

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di Salvatore Iacobelli

Vico nel LazioVico nel Lazio, popolo antico, popolo Ernico. E’ adagiato, quasi dormiente, su un colle a 721 m. s.l.m., “vestito” completamente di ulivi che gli fanno ombre refrigeranti nei mesi caldi. A nord è difeso dalla catena montuosa dei monti Ernici e la “signora” Monna svetta con i suoi quasi 2000 metri di altitudine e sembra tenere per mano alla sua sinistra il monte Rotonaria, 1750 m. s.l.m., montagna Aspra ruposa; mentre alla sua destra tiene per “mano” il monte Forchetta, 1656 m. s.l.m. A sud svettano i monti Lepini. Ai piedi del colle scorre copioso il fiume Cosa, in antico Acquosa, che ha irrigato per secoli i fertili campi e ha dato origine agli antichi mulini ad acqua. Confina ad est con Collepardo e Alatri, ad ovest Guarcino e Trivigliano, mentre a nord, verso la catena degli Ernici confina con il territorio abruzzese, vecchio confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli. Il paese ridente, è protetto da 25 torri e mura ben fortificate da dove si accede da tre porte: Porta a Valle o Porta Guarcino, Porta a Monte, ambedue a sesto rialzato o acuto, mentre la terza Porta detta degli Otricelli o del Torricello, è ad arco a tutto sesto. Il paese è attraversato da una fitta rete di caratteristiche stradine a mo’ di labirinto, dove l’inverno, il vento Aquilone le sferza con le sue raffiche impetuose. All’interno vi sono la chiesa di San Michele Arcangelo, parrocchiale sec. X e ampliata nel 1581, dove al suo interno vi è un paliotto d’altare a mosaico del XIII secolo e un bell’organo Spadari del 1750; Santa Maria con cripta del sec. X-XI-XII già parrocchiale; San Martino, già parrocchiale citata in un documento del 1150; San Rocco, già chiesa di Santa Croce, sec. XIV, il quale ampliamento è della fine del 1800. Gli edifici sono modesti, ci sono anche quelli signorili e quelli appartenuti ai ricchi e nobili del paese. Spicca tra questi con le sue belle bifore il così chiamato “Palazzo del Governatore”, sotto romanico, sopra gotico che doveva appartenere alla famiglia Magister Giovanni di Vico, 1130. Il figlio di questi, Matteo, era notaio. Successivamente appartenne al Magister Niccolò Novello di Vico, 1300, o al Magister Nicola di Angelo o De Angeli di Vico, 1314. Il bel palazzo è arricchito da una bella e caratteristica torre triangolare.

Vico nel LazioTra gli altri edifici spiccano: il Palazzo Nardini-Cappelli-de Medici, Palazzo Sterbini-Paroni, Palazzo Capriati, Palazzo Milani con 22 stanze, Palazzo Giuseppe Pelloni notaio, ora vi è un bel ristorante “I Giardini del Borgo”, Palazzo del notaio Pagano, Palazzo in piazza San Martino con un bel portale cinquecentesco il cui probabile proprietario era il notaio Laurentini (?); Palazzo Velluti successivamente dei Salomone e Sterbini Iole, altro Palazzo di Valeria Sterbini e il Palazzo del notaio Tommaso Iacobelli. Mentre, il grande complesso di San Biagio è appartenuto prima ai Monaci seguaci di San Domenico di Sora o di Foligno, e dal 1204, dai monaci certosini. Dal 1812, il grande complesso, fu acquistato da Cesare Sterbini dal Governo Francese. Intorno al 1870, la proprietà è passata alla famiglia Cerquozzi.
Il vicano è un popolo fiero, dedito alla pastorizia e al lavoro dei campi.
Dicevamo popolo antico, popolo Ernico, ed esplorando le zone vicine al toponimo di Santa Maria in Cannavinnano, territorio al confine con Collepardo, dove San Domenico di Sora o di Foligno, celebrò l’ultima messa prima di recarsi dal Conte Rainero a Sora nel 1011, abbiamo scoperto resti di blocchi megalitici con mehnir ed altri tratti di blocchi in contrada Pozzo Marcellano. La scoperta l’anticipò, nel 1967, lo studioso di Vico Giuseppe Rossi Bellincampi e la confermò, nel 1993 in un suo opuscolo, lo studioso di Collepardo Mons. Giuseppe Capone.

Vico nel LazioGli Ernici, già in epoca Regia (cioè dei sette Re di Roma) sono una realtà definita e concreta. Intorno al IV a.C. i romani arrivarono ad aumentare il numero degli abitanti del nostro territorio i
quali, probabilmente, diedero il nome “Vicus”, caseggiato dove si transita per raggiungere altri luoghi, Vicano, abitante del villaggio, del caseggiato. Proprio loro denominarono “Vici” le diramazioni delle vie Consolari. Nella Roma antica, il “Velabrum”, sorgeva tra “Vicus Tuscus” (Vico Tusco) e “Vicus Iugarius” (Vico Lugario), per cui, Vico era già il viario preromano e romano. Le prove di quanto detto le abbiamo dalle testimonianze dall’acquedotto del II-I secolo a.C. di Betilieno Varo, nonché da altro acquedotto romano dell’Olmo, dello stesso periodo. Vi sono resti di ville romane con frammenti di scultura, cornice marmorea, resti di mosaico pavimentale, fistule di piombo del vecchio acquedotto (confronta Salvatore Jacobelli e Aldo Cicinelli, Reliquie e Reliquiari di Vico nel Lazio…, 2009); la Domus Viggiano; la Villa (romana) nei pressi del fiume Cosa, ora contrada Moroni (che sta per grossi muri), da dove il marchese Giovanni Battista Sterbini prelevò una pietra con iscrizione frammentaria romana NERVA IMPERANTE, ora incastonata nell’arco di porta a Monte. Successivamente, nel 529, dalle nostre parti transitava San Benedetto da Norcia dove faceva visita a San Servando nel Monastero di San Sebastiano in Alatri.

Vico nel LazioNel VII secolo arrivò Sant’Agnello in Guarcino; nel IX secolo venne dalle nostre parti San Domenico di Sora o di Foligno e proprio da questo periodo abbiamo notizie scritte. Le comunità di Collepardo e di Vico, nel 1004 e nel 1005, fecero delle donazioni al santo dalle quali trapela che le due comunità hanno anticipato il periodo dei liberi comuni, mentre in altre parti, al Santo, le donazioni gli venivano fatte dai Conti. Arriviamo al 1135-1140 dove i Monaci Cistercensi si insediano a Casa Mari sostituendo i Monaci seguaci di San Domenico. Nel 1204, Papa Innocenzo III, fa venire dal Piemonte a Trisulti, i Monaci Certosini. E’ proprio dalle donazioni dove si incominciano a leggere le tante notizie di Vico e della sua conformazione. Si legge Castrum Vici, si parla di mura e di torri a partire intorno al 1150 che ci lasciano capire che esisteva una prima cinta muraria più ampia e molto più bassa dell’attuale. La prima cinta si può datare IX-X secolo. Successivamente la cerchia protettiva è stata ridotta fino ad avere le 25 torri attuali protettive, più 2 torri di avvistamento, 2 torri altane cioè alte in grado, e una torre campanaria.

Nel 1427, Papa Martino V, concede Vico ai Colonna i quali vi rinunceranno soltanto nel 1816. Nel 1563 Marc’Antonio Colonna ratifica i nostri Statuti. Nel 1750, con bolla di Benedetto XIV, la chiesa di San Michele Arcangelo viene elevata ad insigne Collegiata; nel 1872, da Vico a Vico nel Lazio; nel 1927 da provincia di Roma a provincia di Frosinone.
Vi sono strutture importanti quali il Monastero Famigliare del XI secolo e la fontana vecchia con retrostante cisterna romana e medievale, nonché la bella chiesa della Madonna delle Grazie o chiesa di Sant’Antonio ampliata intorno alla fine del 1500. Vi sono dei bellissimi affreschi; la chiesa della Madonna della Concordia con un bell’affresco del XIII-XIV secolo ampliata nel 1734; la Madonna del Carmine del sec. XVI; la bellissima chiesa della Madonna del Campo con affreschi del XV secolo e con pregevoli stucchi del XVII secolo. Queste ultime chiese citate confronta Salvatore Jacobelli Aldo Cicinelli, Dal megalitico alle torri di avvistamento San Domenico di Sora cone devozionali in Vico Collepardo e Guarcino, 2011.
Nel 1892 nasce la Banca Popolare di Vico nel Lazio con libro di Cassa e libro dei Soci. Mentre la Banca Popolare Cattolica Alatrina, fu fondata nel 1910, il quale presidente era il Cavaliere Francesco Cerquozzi di Vico. La frazione Pitocco ha preso il nome omonimo intorno al 1830-40 dall’osteria dei Pitocco che era ed è sulla vecchia via Prenestina.

Passeggiata delle cone (Vico nel Lazio)

Vico nel LazioIl percorso è accessibile a tutti in quanto la lunghezza non è proibitiva e il dislivello è minimo. Ci si muove quasi interamente lungo i vecchi tratturi che collegavano la campagna, dove i contadini coltivavano i campi, al paese. Pochissimo è l’asfalto che si deve percorrere. La camminata si svolge quasi interamente tra i campi, la gran parte coltivata a ulivo. Per un breve tratto si possono costeggiare le mura medievali del paese. Si tratta di un anello che può essere iniziato da diversi punti. Qui la partenza è indicata nella campagna di Vico, precisamente nella contrada Colle. Le cone erano punto di preghiera affinché i raccolti fossero abbondanti, ma anche punto per ripararsi dal sole o dalla pioggia, qualora ce ne fosse bisogno. Si inizia man mano a salire incontrando la prima cona (San Giorgio) che fu costruita nel XV-XVI secolo e la cui parete destra poggia su una ex cisterna di un acquedotto romano del II-I sec. A.C. Si prosegue per un strada selciata che per un tratto mantiene inalterata la sua bellezza. Si arriva alla Chiesa della Madonna della Concordia, costruita agli inizi del ‘700 su una cona del XIV-XV secolo. Da qui si scende, sempre in mezzo a ulivi, per poi risalire e incontrare altre due cone. La prima è quella della Sacra Famiglia (XIV secolo), la seconda di Sant’Andrea (XIII secolo) protettore dei pescatori, invocato dagli abitanti del luogo affinché la pesca nel vicino fiume Cosa fosse copiosa. Salendo si giunge in paese e lungo via San’Andrea si arriva all’arco omonino, di origine romana, ancora in perfette condizioni. Per arrivare alla cona successiva (Santa Apollonia), si può decidere di seguire due strade differenti: la prima si avvicina alla Chiesa della Madonna delle Grazie, finita di costruire nel XVI secolo su di una cona del XIV-XV secolo. All’interno troviamo un affresco del Cavalier d’Arpino, maestro del Caravaggio. Oppure seguire per un tratto la cinta muraria di origine medievale. Arrivati a piazzale San Giorgio (patrono del paese), si scende e si incontra la cona di Santa Apollonia, del XV-XVI secolo. Superata, si procede a sinistra percorrendo un breve tratto del Cammino di San Benedetto. Da qui si possono scorgere la chiesa di San Tommaso, già citata nel 1150, e l’edificio destinato ad abitazione rurale del XVI secolo. Si Sale dolcemente per poi iniziare il tratto in discesa lungo tratturi immersi nella campagna. Sollevando lo sguardo, si possono vedere Vico e i tre monti che paiono proteggerlo, Forchetta, Monna, Rotonaria. Si arriva così all’ultima e più piccola cona del tragitto, detta la conetta, del XV-XVI secolo. Da qui, sempre evitando l’asfalto, si torna al punto di partenza, lungo stradine che a sinistra consentono di ammirare i paesi circostanti.
Per le informazioni di carattere storico si rimanda al libro: Dal megalitico alle torri di avvistamento, S. Domenico di Sora, Cone devozionali in Vico, Collepardo e Guarcino (cap. VIII), di Salvatore Jacobelli e Aldo Cinelli, edito da CDC Arti grafiche.

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