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Pontecorvo

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Pontecorvo è una cittadina della provincia di Frosinone attraversata dal fiume Liri che divide il paese nei quartieri di Civita e Pastine.Grazie alla sua posizione nel bacino del Liri, il territorio di Pontecorvo ha ospitato insediamenti umani fin dall’epoca del Neolitico. Difatti, sono stati rinvenuti reperti come amigdale e strumenti d’osso, nei pressi del centro urbano e nelle campagne limitrofe.

Nel periodo romano il territorio pontecorvese apparteneva alla giurisdizione municipale di Aquino e le numerose iscrizioni funerarie, i ruderi di fattorie e di ville testimoniano quell’epoca.

Ma è solo nell’alto medioevo, nel 860, che Pontecorvo nasce come citàà, quando il longobardo Rodoaldo vi trasferì la sede del Gastaldato di Aquino.

Al fine di controllare la navigazione fluviale, sulla collina rocciosa del villaggio preesistente, vi costruì un castello con torre e cinta muraria, e data la caratteristica forma curva del ponte nelle vicinanze, chiamò il villaggio Ponte Curvo.

L’insediamento crebbe e si svilupparono i quartieri di Civita e Pastine, dove il primo si trova sul colle, le mura del castello, ed il secondo sul fiume.

Ma anche la storia di Pontecorvo, come quella di altri paesi del Parco, è tristemente legata alla seconda guerra mondiale.

Il ponte sul Liri era un obiettivo sensibile e l’intera cittadina fu bombardata e rasa al suolo tranne il rione S.Stefano, che conserva una struttura medievale. Quando gli alleati sfondarono la linea Gustav, i tedeschi fortificarono un nuovo fronte chiamato linea Hitler, che passava proprio per la cittadina e nelle campagne ancora oggi è possibile trovare resti dei bunker tedeschi.

La popolazione fu sfollata, patì la fame e le violenze della guerra. Alla cittadina fu conferita la Medaglia d’argento al merito civile.

Cose da vedere e conoscere

La Torre longobarda di Rodoaldo, oggi è la torre campanaria della Cattedrale di San Bartolomeo ma in origine era la torre del castello costruito proprio dal gastaldo di Aquino. Si tramanda che nel castello vi era una cappella dedicata a San Bartolomeo e quando questo venne distrutto, sulle rovine fu edificata la Cattedrale di San Bartolomeo.

La Cattedrale di San Bartolomeo Apostolo risale all’anno mille e venne costruita su quello che era il castello di Rodoaldo. Oggi è una splendida costruizione situata sulla parte più alta della città e la facciata in pietra locale si presenta in perfetta armonia con il campanile (antica torre del castello).

Vi si accede attraverso un ponte che immette su un ampio piazzale dal quale ammirare uno stupendo panorama e dal lato sinistro attraverso due rampe di scale.

Il Museo della Cattedrale si trova nella cripta della chiesa, ed ospita quello che era definito il “Tesoro di San Bartolomeo”: una grande quantità di oggetti sacri dall’importante valore artistico che purtroppo, dopo il bombardamento della seconda guerra mondiale, ha subito delle perdite.

La Porta Santo Stefano era una delle cinque porte di accesso alla città medievale e si trova nella zona occidentale del borgo salvatosi dalla guerra.

La Porta Romana è situata al di sotto della Porta Santo Stefano e collegava il borgo si Santo Stefano con il fiume Liri.

La Chiesa di S. Giovannello è l’unica chiesa medievale ad essere sopravvissuta ai bombardamenti. Si trova nella parte bassa del centro storico ed ad oggi, è stata restaurata.

Il Ponte Curvo sul Liri ha dato il nome al paese per via della sua caratteristica forma curva ed è tra le strutture più antiche del posto poiché alcune sue parti che lo compongono risalgono al periodo romano. Strategicamente molto importante, nel medioevo serviva la strada che dalla valle dei Liri portava sulla costa.

I ruderi della Chiesa di S.Maria “De Canonica” o “Chiesa della Concezione” del sec. IX, si trovano nella parte bassa della città, nel rione di San Rocco. La chiesetta ha conservato un importante affresco del secolo XVI dell’Immacolata, recentemente restaurato, la cui attribuzione oscilla tra il Cavalier d’Arpino ed il pittore Cassinate Marco Mazzaroppi.

Il piatto forte

Il “peperone cornetto” o il “cornetto di Pontecorvo”, è un prodottoD.O.P. coltivato lungo le sponde del fiume Liri. E’ di colore rosso a volte con striature verdi, dalla forma cilindroconica allungata con le tre caratteristiche coste. Il sapore è dolce e croccante, e grazie alla sua buccia e polpa sottile, il peperone possiede un’elevata sapidità, un’alta digeribilità e ad un maggiore tenore in potassio.

Le Tradizioni

Il carnevale pontecorvese è un giorno diverso da tutti gli altri.

Il carnevale di Pontecorvo, per i pontecorvesi è la festa per eccellenza. Dal 1952 ad oggi, in 62 edizioni svolte, la cittadina nel proprio DNA questa festa che coinvolge tutti i cittadini, dal più grande al più piccolo, dal quartiere del Pastrine al quartiere di Civita fino alle campagne limitrofe.

Il ritmo della festa e della sfilata è dettato dai maestosi e splendidi carri allegorici, che trainati da trattori, vengono accompagnati lungo tutto il tragitto da migliaia di persone in maschera! Ma ciò che principalmente colpisce, è l’atmosfera di gioia e libertà che si percepisce tra le strade del paese. Una festa quindi, che ha radici salde e ben radicate nell’identità culturale pontecorvese, dalla partecipazione in maschera della popolazione alla costruzione dei carri allegorici dei maestri carristi.

La leggenda di Giovanni Mele, detto Carmele

Il 14 aprile del 1137, un contadino del luogo di nome Giovanni Mele, detto Carmele, fu tentato dal diavolo di attraversare il fiume in piena in cambio di un sacchetto di monete d’oro. Giovanni Mele stava per buttarsi nel fiume quando apparve San Giovanni Battista che salvò la vita del contadino e scacciò il diavolo.

Nella ricorrenza del miracolo, la seconda domenica di maggio i fedeli, in processione raggiungono la Chiesa di San Giovanni a Guado, in località Melfi e rievocano l’evvenimento annegando dei fantocci di cartapesta che rappresentano Carmele e il Diavolo.

In segno di purificazione, si lanciano le pietre nel fiume gridando “A fondo tutti i miei peccati”!

L’artigianato locale e la “cannata”

Produzione tipica pontecorvese è la “cannata”: un’anfora di argilla o terracotta utilizzata per trasportare o conservare liquidi. Le cannate erano di varie dimensioni, dalla forma panciuta con ampi manici.

Oltre alla realizzazione della cannata, gli artigiani realizzavano anche funi, articoli in cuoio, tessuti e borse in fibra vegetale.

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