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Alvito: Tra Borghi Medievali, Villagi Fantasma e Paesaggi Carsici

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Dettagli del percorso

Natura in cammino – Alla scoperta dei tesori naturalistici del Lazio

a cura di Giovanni Castellucci – Guida Ambientale Escursionistica

Info e contatti: 346 515 2259

 

Puntata n. 9 –  Alvito: Tra Borghi Medievali, Villagi Fantasma e Paesaggi Carsici

L’itinerario escursionistico del mese ripercorre paesaggi intrisi di storie ed eventi naturali che si perdono su un’estesa linea temporale. La città di Alvito sorge su di una collina, un tempo nota come Monte de albeto, una cima minore dell’odierno Monte Morrone, sviluppata su più livelli a ridosso del versante meridionale di quest’ultimo, seguendo il modello di “città-fortezza”.

In particolare la città viene fondata a partire dal X secolo,  dall’abitato di “Castello”, frazione fortificata, nelle vicinanze dell’antico centro abitativo Benedettino Civita di Sant’Urbano, andato distrutto per mano dei Saraceni e fatto ricostruire dall’abate di Montecassino Aligerno, che commissionò in loco la costruzione di un castello, opera del piano di riappropriazione territoriale della “Terra di San Benedetto”.

Anche quest’ultimo centro parve cadere durante l’XI secolo, in un continuo riassetto territoriale e geopolitico, che vide il susseguirsi di domìni e battaglie tra possidenti, dai d’Aquino agli Angioini, fino ai francesi Cantelmo, che ricostruirono la fortezza successivamente al crollo dovuto ad un terribile sisma avvenuto nel settembre del 1349.

Un complesso e variegato excursus storico che ancora riecheggia tra le mura del Castello Cantelmo, luogo da cui parte la nostra escursione, che si avvia lungo i sentieri del Monte Morrone, propagine montuosa che condivide i limiti territoriali tra i comuni di Alvito, Vicalvi, Posta Fibreno e Campoli Appennino.

Lo scenario paesaggistico offerto è molto panoramico, man mano che si procede si hanno ampie vedute che spaziano su tutta la Valle di Comino e sulla catena appenninica del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, sulla piana del Lago di Posta Fibreno fino ai più lontani Monti Ernici e Monti Lepini.

Il tracciato ad anello ripercorre un reticolato di vecchie stradine rurali, in un contesto geomorfologico carbonatico, ricco di evidenti segni del carsismo epigeo, potendo osservare enormi doline da crollo come Fossa Licia e Fossa Maiura, doline a scodella come fossa Micera, ancora oggi coltivata sul fondo, un’ idrografia superficiale pressoché inesistente, una rocciosità superficiale molto frastagliata ed una pietrosità accentuata.

Notevole interesse ricopre la fertilità delle terre presenti nei fondo valle collinari e sui pianori carsici del Monte Morrone, tant’è che vengono coltivati da tempo immemore dalla comunità locale alvitana con ulivi, cereali, ortaggi, foraggi, prevalentemente per sussistenza e per sostentamento del bestiame. Degni di nota, simbolo anche di quelle che erano le attività agro-silvo-pastorali di un tempo, sono i “Borghi fantasma”, o meglio i piccoli villaggi abbandonati di “Cortignale” e “La Cappudine”, luoghi in cui il tempo è veramente fermo, ma impresso tra i ruderi di quelle che erano costruzioni funzionali ed essenziali alla residenza estiva dei pastori e contadini “valligiani”, che si trasferivano con gli animali, coltivavano il loro podere e immagazzinavano il fieno per l’inverno.

Le strutture presentano quasi in tutti i casi, la residenza familiare in alto al primo piano, con elementi d’arredo come forni a legna e caminetti, e la stalla a piano terra, con annesse cisterne in pietra per l’acqua e piccoli fienili con tetto spiovente.

Il percorso è parzialmente segnato con frecce direzionali CAI, è un insieme articolato di tracciati, personalizzato secondo gli aspetti più rilevanti del territorio, di facile percorrenza, ma per i non conoscitori dell’area, può facilmente confondere l’orientamento.

 

 

Difficoltà: E (Escursionistico)

Dislivello: 400 m

Durata: 6 – 7 h

Distanza: 15 km

Periodo consigliato: Tutto l’anno, preferibili mesi primaverili ed autunnali.

Raccomandazioni: Il percorso è mediamente impegnativo. Si raccomanda lo studio del percorso attraverso la mappa, un vestiario idoneo, scarpe da escursionismo, viveri e acqua (minimo 1,5 l). Mantenere un tono di voce basso, non disturbare la fauna e soprattutto evitare di portare a seguito animali domestici. Fortemente consigliato il supporto di una guida.

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